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	<title>Miti e leggende sul Piemonte e il mondo dei tartufi</title>
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	<description>Un magazine per gli amanti del tartufo</description>
	<lastBuildDate>Sat, 20 Feb 2021 15:16:13 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Tartufo: la pratica della raccolta e la storia che la riguarda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ptartufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Mar 2019 16:44:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Miti e leggende]]></category>
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					<description><![CDATA[<p align="justify">La <strong>storia del tartufo</strong>, della sua classificazione e del suo impiego alimentare, è molto antica. <b><br />
</b></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.piemontetartufi.it/storia-del-tartufo/">Tartufo: la pratica della raccolta e la storia che la riguarda</a> proviene da <a href="https://www.piemontetartufi.it">Piemonte Tartufi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="vc_row wpb_row"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>La <strong>storia del tartufo</strong>, della sua classificazione e del suo impiego alimentare, è molto antica. Ricordate questo testo: <span style="color: #7b9c2b;"><a style="color: #7b9c2b;" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Naturalis_historia"><strong>Naturalis Historia</strong></a></span>, scritto da <em>Plinio il Vecchio</em>. Questo è un testo storico di grande rilievo ancora oggi impiegato al fine di riconoscere le varie piante e tutto ciò che la natura offre all’alimentazione umana, si parla di forme spontanee quindi si parla anche di tartufi.</p>

		</div>
	</div>
<h2 style="color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left" class="vc_custom_heading" >Le prime informazioni scritte sul tartufo</h2>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Nella storia le invettive non sono mai mancate, e all’origine ovvero nel I secolo d.C. Plutarco pensava che il fungo denominato come <em>Tuber Terrae</em> (tubero della terra) potesse nascere grazie a tre elementi naturali:</p>
<ul>
<li>fulmine</li>
<li>acqua</li>
<li>calore</li>
</ul>
<p>Ma dietro questa visione c’è più che altro una leggenda il cui protagonista sarebbe stato niente meno che Giove, costui scagliando un fulmine ai piedi di una quercia avrebbe “<em>generato</em>” il tubero.</p>

		</div>
	</div>
<h2 style="color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left" class="vc_custom_heading" >Il tartufo come cibo nella storia</h2></div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_inner"><div class="wpb_column column_container col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Il tartufo è da sempre stato un cibo apprezzato, particolarmente sulle tavole della nobiltà e della chiesa, sono questi soggetti che ne parlarono in epoche successive alle prime testimonianze e ne scrissero.<br />
L’aroma del tartufo rappresentava una specie di quintessenza che si sosteneva provocasse un effetto estatico sulle persone, si comprende come tra mito, giudizi particolari e storie narrate nel tempo, questo prodotto della terra abbia acquisito una sua fama precisa che certamente ha contribuito (assieme alle sue reali caratteristiche particolari e uniche tra i tuberi) ad evidenziarne la fama.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column column_container col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_raw_code wpb_content_element wpb_raw_html" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<img decoding="async" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/de/Terra_tufule_tubera_miniature_du_XVe_s.jpg" alt="Immagine storica sulla raccolta dei tartufi">
		</div>
	</div>
</div></div></div></div></div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><h2 style="font-size: 20px;color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left;font-family:Merriweather;font-weight:700;font-style:normal" class="vc_custom_heading" >Il periodo rinascimentale</h2>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Nel periodo del rinascimento sono stati innumerevoli gli autori che hanno trattato il tema <strong>Tuber Terrae</strong>, tra questi <strong>Pietro Aretino</strong> che diede vita a molte epistole al riguardo, questo avvenne nel 1520.<br />
Un altro nome da citare è quello di <strong>Alfonso Ceccarelli</strong> che scrisse un libro dedicato al tartufo, il titolo era: <em>Opusculus de tuberis</em> e la data era quella del 1564, in questo scritto vennero riassunte le informazioni di alcuni importanti naturalisti greci e latini con l’aggiunta di diversi aneddoti storici connessi al tubero.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><h2 style="font-size: 20px;color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left;font-family:Merriweather;font-weight:700;font-style:normal" class="vc_custom_heading" >L'Italia ed il tartufo, la storia recente</h2>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>L’<strong>Italia</strong> è tra i Paesi con la <strong>più alta produzione ed esportazione a livello mondiale di tartufi</strong>. Tra le Regioni nelle quali questo tubero della terra è maggiormente presente in quantità assai alte, spicca l’Abruzzo.<br />
Ma l’economia come noto, non segue la terra, ciò significa che sebbene l’Abruzzo sia ancora oggi la Regione col maggior numero di tartufi, tanti fattori non ne fanno la prima Regione per competizione sul prodotto.<br />
Ci sono infatti Regioni più competitive per ciò che riguarda la promozione del prodotto e il comparto del turismo eno-gastronomico che mette al centro proprio questo tubero.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><h2 style="font-size: 20px;color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left;font-family:Merriweather;font-weight:700;font-style:normal" class="vc_custom_heading" >Produzione e raccolta del tartufo oggi</h2>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>In tempi recenti il tartufo è stato anche coltivato, è infatti solo della storia precedente alla produzione di massa la forma spontanea con la quale nasce questo prodotto capace di deliziare anche i palati più esigenti.<br />
La <span style="color: #7b9c2b;"><a style="color: #7b9c2b;" href="https://www.piemontetartufi.it/coltivare-tartufi/">coltivazione dei tartufi</a> </span>oggi trova estensione in tutta la Penisola, ovviamente questa attività viene anche affiancata alla raccolta del tubero che ancora oggi avviene come noto, ma la coltivazione consente (ovviamente) un tipo di raccolta diversa, limitata ad uno spazio circoscritto, dove la natura non è più qualcosa nella quale immergersi e dove passare ore accompagnati dal cane di fiducia preparato a reperire il nobile tubero.<br />
Nella raccolta da coltivazione però è possibile raccogliere tutte le specie utilizzate in campo gastronomico. La coltivazione prevede un calendario per la raccolta, ma alcune tipologie di tartufo possono venir colte tutto l’anno. Sempre attraverso questa forma di produzione, è possibile sopperire ai periodi di assenza di un tartufo, con il prodotto precedentemente surgelato o confezionato.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><h2 style="font-size: 20px;color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left;font-family:Merriweather;font-weight:700;font-style:normal" class="vc_custom_heading" >Le tipologie di tartufo presenti in Italia</h2>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Solo un accenno a questo tema che meriterebbe per essere approfondito a dovere di un testo ad esso dedicato, quindi vi rimandiamo alle diverse tipologie di tartufo già trattate nelle nostre pagine singolarmente.</p>
<p>In Italia le caratteristiche pedo climatiche permettono la nascita e lo sviluppo di diverse tipologie di tartufo da raccogliere, come detto in precedenza l&#8217;Abruzzo è la Regione di eccellenza dove è possibile reperire tutte le specie più rilevanti del tubero, quelle maggiormente raccolte sono:</p>
<ul>
<li>il <span style="color: #7b9c2b;"><a style="color: #7b9c2b;" href="https://www.piemontetartufi.it/tartufo-nero-pregiato/">tartufo nero pregiato</a></span> il cui nome botanico è tuber melanosporum v.</li>
<li>il <span style="color: #7b9c00;"><a style="color: #7b9c00;" href="https://www.piemontetartufi.it/tartufo-bianco-pregiato/">tartufo bianco</a></span> definito come tuber magnatum pico</li>
<li>il tartufo nero invernale ovvero il tuber brumale</li>
<li>il <span style="color: #7b9c2b;"><a style="color: #7b9c2b;" href="https://www.piemontetartufi.it/tartufo-nero-estivo-tuber-aestivum-vittad/">tartufo nero estivo</a></span> altrimenti definito come Scorzone il cui nome è tuber aestivum</li>
<li>il tartufo uncinato: tuber uncinatum chatin</li>
</ul>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><h2 style="font-size: 20px;color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left;font-family:Merriweather;font-weight:700;font-style:normal" class="vc_custom_heading" >Raccolta del tartufo con i maialini</h2>
	<div  class="wpb_single_image wpb_content_element vc_align_left">
		
		<figure class="wpb_wrapper vc_figure">
			<div class="vc_single_image-wrapper   vc_box_border_grey"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="900" height="621" src="https://www.piemontetartufi.it/wp-content/uploads/2019/03/storia-del-tartufo-illustrazione.jpg" class="vc_single_image-img attachment-full" alt="A tartufi con i maiali" srcset="https://www.piemontetartufi.it/wp-content/uploads/2019/03/storia-del-tartufo-illustrazione.jpg 900w, https://www.piemontetartufi.it/wp-content/uploads/2019/03/storia-del-tartufo-illustrazione-300x207.jpg 300w, https://www.piemontetartufi.it/wp-content/uploads/2019/03/storia-del-tartufo-illustrazione-768x530.jpg 768w, https://www.piemontetartufi.it/wp-content/uploads/2019/03/storia-del-tartufo-illustrazione-600x414.jpg 600w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></div>
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	</div>

	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<p>Forse non tutti sanno che tradizionalmente, e nella <strong>storia di questo tubero</strong>, la raccolta in natura veniva effettuata facendosi accompagnare da un <strong>maialino</strong>, la scelta di cambiare metodo avvenne nel secondo dopoguerra, e questa scelta dipendeva dal fatto che la gestione dell&#8217;istinto alimentare dell&#8217;animale li portava ad addentare il tartufo trovato, e questo fece propendere la bilancia verso un cambiamento, inoltre vi era un affaticamento nel maialino che come noto un cane non sviluppa se non dopo moltissime ore.</p>
<p>Attualmente in Italia vengono impiegati esclusivamente cani addestrati a tale obiettivo di raccolta. Non esistono razze particolari che vengono impiegate per reperire i tartufi, all’opposto in generale vengono scelti dei meticci di piccola taglia.</p>
<p>In conclusione abbiamo riservato una curiosità sul nome “<strong>Tartufo</strong>”, pare che il termine derivi dalla somiglianza che nel Medioevo si riconosceva tra questo tubero e il tufo, che è una pietra porosa tipica del Centro Italia.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
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		<item>
		<title>Cucine di un tempo, tartufi e tradizione locale</title>
		<link>https://www.piemontetartufi.it/tartufi-cucina-tradizione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[ptartufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Mar 2019 10:22:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le ricette]]></category>
		<category><![CDATA[Miti e leggende]]></category>
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					<description><![CDATA[<p align="justify">La cucina tradizionale Piemontese trova nei cosiddetti piatti poveri di origine contadina, la sua forma prediletta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.piemontetartufi.it/tartufi-cucina-tradizione/">Cucine di un tempo, tartufi e tradizione locale</a> proviene da <a href="https://www.piemontetartufi.it">Piemonte Tartufi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="vc_row wpb_row"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>La cucina tradizionale nei diversi luoghi d’Italia, trova nei cosiddetti piatti poveri di origine contadina, la sua forma prediletta, vale per il Piemonte, come per la Campania e l’Umbria, ma più in generale per tutte le Regioni italiane.</p>

		</div>
	</div>
<h2 style="color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left" class="vc_custom_heading" >I preparati artigianali</h2>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Cosa occorre per realizzare questi “<em>piatti della tradizione</em>”? Principalmente degli ingredienti naturali che vanno lavorati a mano, e qui entra in gioco un prodotto che anche quando coltivato deve rispettare la natura altrimenti non cresce e non si sviluppa, ovviamente parliamo del tartufo.<br />
Una delle basi su cui si fonda la <strong>cucina piemontese</strong> è appunto il <strong>tartufo</strong>, che può essere raccolto o coltivato nelle sue diverse varietà.<br />
Non è esagerato quando si parla di tradizione culinaria, nominare il tartufo tra le eccellenze gastronomiche, perché dalla tradizione stessa vengono estrapolate ricette moderne che trovano fondamento nella storia locale e nelle variazioni della stessa.</p>

		</div>
	</div>
<h2 style="color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left" class="vc_custom_heading" >Il tartufo come cibo nella storia</h2>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><strong>I tartufi neri sopportano meglio la cottura</strong> rispetto al tartufo bianco pregiato, che in linea generale (ma non sempre e a seguire lo vedremo) anche nella tradizione, viene affettato a crudo direttamente sul piatto cucinato, e ovviamente il tartufo viene tagliato direttamente davanti al commensale per via del fatto che il calore del cibo va a favorire la fuoriuscita delle molecole odorose, che hanno un aroma molto intenso.</p>
<p><strong>Il tartufo bianco pregiato</strong> però viene impiegato anche in altri modi, con costi più elevati, lo si può scegliere in cottura o nei ripieni, sapendo però che la cottura tende a bruciare gli aromi non garantendo i migliori risultati nel gusto.<br />
Inoltre il tartufo bianco pregiato può essere impiegato anche nelle mantecature delle salse (sempre bianche) per guarnire:</p>
<ul>
<li>paste (come i rinomati <a href="https://www.piemontetartufi.it/tagliolini-al-tartufo-bianco/"><span style="color: #7b9c2b;">tagliolini al tartufo</span></a>)</li>
<li>risotti</li>
<li>polenta (come nella nostra ricetta <span style="color: #7b9c2b;"><a style="color: #7b9c2b;" href="https://www.piemontetartufi.it/polenta-consa-a-la-piemonteisa/">Polenta concia alla Piemontese</a></span>)</li>
</ul>
<p>che siano a base di burro fuso e creme realizzate con l’impiego di vari formaggi.<br />
La ricetta per questo preparato prevede ad un certo punto di spegnere il fuoco andando a mescolare al condimento le rifilature, gli angoli, e in generale le parti più piccole che non si riescono ad affettare (così da impiegare ogni parte del prezioso e raro fungo), tutte queste parti andranno triturate.<br />
Si capisce che anche nella tradizione gastronomica, la cottura diretta che usufruisce di calde temperature è stata sempre esclusa per il tartufo bianco, perché ne depotenzia le caratteristiche estrinseche.<br />
<strong>Vanno evitate quindi</strong>:</p>
<ul>
<li>rosolature</li>
<li>soffritti</li>
<li>fritture</li>
<li>umidi</li>
<li>impieghi in forno</li>
</ul>
<p>il<strong> calore tende ad asciugare il tartufo bianco</strong> togliendo ad esso di tutti gli aromi.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><h2 style="font-size: 20px;color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left;font-family:Merriweather;font-weight:700;font-style:normal" class="vc_custom_heading" >Tartufo assieme ad altri ingredienti</h2>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Restando sul tartufo bianco, questo non dovrebbe essere accoppiato ad altri ingredienti che ne depotenzino l’aroma, si è detto che va affettato o tritato e poi posto sul piatto fumante, come anche oggi avviene, quindi se impiegato come <strong>aromatizzante del piatto</strong> questo è l’unico modo in cui può venir utilizzato.<br />
Il <strong>tartufo bianco non regge comprimari invadenti</strong> ed eccessivamente marcati quali il formaggio, che resta comunque fondamentale al fine di insaporire paste o risotti. In quest’ultimo caso il tartufo non va grattugiarlo sul piatto, ma, impiegato nella fase di mantecatura o per realizzare la salsa per il condimento.<br />
Il tartufo in tal senso e per tale impiego associato ad altri sapori forti quali lo sono quelli del formaggio, è paragonabile ad altri ingredienti di tipo aromatico e/o speziato quali:</p>
<ul>
<li>zafferano</li>
<li>basilico</li>
<li>erbe aromatiche</li>
<li>spezie</li>
</ul>
<p>accostare questi elementi ad altri sapori e odori necessita di lavorazioni culinarie specifiche, in sostanza devono essere incorporati nella cottura per regalare al piatto il gusto che merita, evitando di aggregarli a crudo.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><h2 style="font-size: 20px;color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left;font-family:Merriweather;font-weight:700;font-style:normal" class="vc_custom_heading" >Sapori della tradizione culinaria</h2>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Fin qui abbiamo osservato il tartufo bianco pregiato e rimanendo su quest’ultimo bisogna dire che alcuni piatti della tradizione e attualmente ancora preparati in vari luoghi d’Italia, ma il destino del tartufo più pregiato e più costoso del mondo è quello di unirsi perfettamente con i piatti più essenziali e semplici della <strong>tradizione culinaria popolare</strong> della nostra penisola, e di questi in realtà si è parlato solo parzialmente fin qui.<br />
In passato ad esempio i contadini che trovavano dei tartufi e non trovavano il modo di venderli, sceglievano di impiegarli affettati sulle uova o sulle zuppe appena preparate, magari sulle paste che venivano preparate attraverso condimenti “poveri”, oppure li cuocevano lievemente sulla pietra del camino calda, ponendo la cenere sopra di essi, come era prassi fare per gli antichi Romani.<br />
La prassi di cuocere i tartufi sotto la cenere venne applicata in passato, esattamente nel XVI secolo, anche alle patate giunte dall’America in Italia, visto che era uso farlo per i tartufi, praticamente da sempre, le patate vennero “trattate” nel medesimo modo.<br />
I piatti della tradizione gastronomica un tempo considerati poveri, in quanto basati su materie prime semplici e consumabili da tutti quali:</p>
<ul>
<li>pane</li>
<li>uova</li>
<li>cereali</li>
<li>legumi</li>
<li>vegetali (anche spontanei raccolti in campi aperti)</li>
</ul>
<p>venivano associati a questa prelibatezza che è il tartufo, e questi piatti potevano contare su ulteriori ingredienti anch’essi molto pregiati, tra di essi spiccavano:</p>
<ul>
<li>olio extravergine d’oliva</li>
<li>pecorino</li>
</ul>
<p>e al centro il <span style="color: #7b9c2b;"><a style="color: #7b9c2b;" href="https://www.piemontetartufi.it/tartufo-bianco-pregiato/">tartufo bianco pregiato</a></span>, il <strong>tuber magnatum Pico</strong> che come noto matura da ottobre a dicembre. Ovviamente nel corso del tempo si sono avvicendate una serie di modifiche ai piatti poveri e pieni di gusto della tradizione, che oggi possiamo gustare nei luoghi della tradizione di raccolta e coltivazione del tartufo, tra questi la città di Alba ma non solo.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.piemontetartufi.it/tartufi-cucina-tradizione/">Cucine di un tempo, tartufi e tradizione locale</a> proviene da <a href="https://www.piemontetartufi.it">Piemonte Tartufi</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lupo vs cane: cercare tartufi può esporre Fido all’attacco del lupo?</title>
		<link>https://www.piemontetartufi.it/lupo-vs-cane/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[ptartufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Mar 2019 09:07:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Miti e leggende]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.piemontetartufi.it/?p=2432</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come dobbiamo comportarci se incontriamo un lupo andando a tartufi?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.piemontetartufi.it/lupo-vs-cane/">Lupo vs cane: cercare tartufi può esporre Fido all’attacco del lupo?</a> proviene da <a href="https://www.piemontetartufi.it">Piemonte Tartufi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="vc_row wpb_row"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>La risposta alla domanda è sì, dal momento che <strong>può accadere che i lupi attacchino i cani</strong>.<br />
È bene però precisare che si tratta di<strong> eventi piuttosto rari,</strong> che generalmente <strong>occorrono a</strong>:</p>
<ol>
<li><strong> cani da caccia</strong> lasciati liberi o persi (spesso feriti) durante le battute in ambienti frequentati da lupi</li>
<li><strong>cani da compagnia lasciati incustoditi</strong></li>
<li><strong>cani da protezione del bestiame</strong>.</li>
</ol>
<p>Ma quali sono le ragioni della contrapposizione lupo vs cane?</p>
<p>I meccanismi alla base potrebbero essere diversi:</p>
<ul>
<li>difesa del territorio</li>
<li>competizione naturale tra canidi (i lupi avvertono i cani come una minaccia)</li>
<li>ricerca di cibo: da questo punto di vista o il lupo percepisce il cane come un competitor nella ricerca delle prede, o al contrario riconosce Fido stesso come preda.</li>
</ul>
<p>A pensarci bene, <strong>se un cane da caccia</strong> invece di braccare un cinghiale <strong>decide di inseguire un lupo</strong> è così strano che <strong>possa trovarsi contrattaccato</strong> (per autodifesa o perché disturbato in una zona “di riposo o di tana”)?<br />
Forse no, se si tiene a mente che il lupo convive e protegge gli individui del proprio branco (anche elementi vecchi o disabili) e aggredisci canidi rivali (cani, volpi e lupi di altri territori)… e lo fa da sempre!</p>
<p>Ma allora <strong>perché possono essere potenzialmente attaccati anche cani da compagnia</strong>?</p>
<p>La risposta sta in uno dei motivi che seguono</p>
<ol>
<li><strong>assenza di prede naturali</strong>: in questo caso l’animale selvatico è “costretto” a ripeigare su quelli domestici</li>
<li>aumento delle interazioni cane-lupo, soprattutto in <strong>territori fortemente antropizzati</strong>: d’altronde, il fatto che caprioli, nutri, cinghiali e altre prede si avvicinino sempre più alla città spinge anche i predatori, come i lupi, ad adattarsi</li>
<li><strong>presenza di attrattivi</strong> che richiamano i lupi (ad esempio carcasse abbandonate, bestiame domestico, etc.)</li>
<li><strong>una gestione dei cani che li espone al rischio</strong> (ad es. cani tenuti alla catena in aree popolate da lupi, cani lasciati liberi durante le battute di caccia, cani da compagnia lasciati vaganti)</li>
<li><strong>notevole territorialità del cane</strong>.</li>
</ol>

		</div>
	</div>
<h2 style="color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left" class="vc_custom_heading" >Lupo vs cane e lupo vs uomo</h2>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<p>Come detto, casi di lupi che attaccano cani non sono affatto all’ordine del giorno: In Italia sono stati documentati dei casi nell’area dell’Appennino tosco emiliano (in particolare nelle province di Reggio Emilia e Parma, ma più recentemente anche Modena, Forlì e Cesena), ma sempre in una delle circostanze in precedenza citate (battute di caccia, aziende agricole, etc.).</p>
<p><strong>Ancora più rari sono i casi in cui sono stati registrati attacchi agli uomini</strong>: di solito, infatti, <strong>la presenza umana fa allontanare l’animale selvatico</strong>, a meno che non si tratti di un branco molto numeroso (circostanza che però si verifica solo nei grandi parchi americani, dal momento che il lupo italiano non vive in gruppi di più di 4-5 componenti, con una coppia alfa che si riproduce e 2-3 subalterni), oppure si verifichino circostanze come quelle occorse il 10 gennaio del 2017 a Giaveno, capoluogo della Val Sangone, a una trentina di chilometri da Torino, quando una femmina di bassotto è stata aggredita da quattro lupi.<br />
Il suo padrone, intervenuto a difenderla con un bastone, è stato a sua volta attaccato, che però se l’è cavata con un calzone strappato e tanta paura!<br />
Dall’esame delle tracce biologiche rinvenute, esaminate da <strong>FEDERCACCIA</strong>, a cui l’uomo si è correttamente rivolto, è emerso che si trattava di due lupi maschi, strettamente imparentati fra di loro.</p>

		</div>
	</div>
<h3 style="color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left" class="vc_custom_heading" >I comportamenti corretti da tenere per scongiurare incontri ravvicinati coi lupi</h3>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<p>Dalla vicenda or ora riportata, e da quanto già detto in precedenza, si possono desumere una serie di <strong>comportamenti corretti, che scongiurano rischi e pericoli per sé e per il proprio cane</strong>.</p>
<p>In primo luogo ricordiamo che è <strong>SCORRETTO alimentare animali selvatici</strong> o lasciare cibo a loro disposizione.</p>
<p>In secondo luogo è <strong>fortemente SCONSIGLIATO lasciare il proprio cane libero</strong> dal guinzaglio e lontano dalla nostra custodia (quanto meno dalla nostra vista, se si sta svolgendo un’uscita per cercare tartufi).</p>
<p>È fatto DIVIETO di lasciare Fido all’aperto, soprattutto di notte, tenendolo a catena. Anzi, durante la notte i cani devono esser messi al riparo all’interno dell’abitazione o in un ricovero altrettanto sicuro.</p>
<p>È consigliabile adottare misure di protezione per i cani da caccia, come ad esempio i collari GPS.</p>
<p><strong>È inutile, se non addirittura DANNOSO, pensare all’abbattimento di una percentuale di lupi</strong> come eventuale deterrente alla predazione sul bestiame e come forma di controllo dei branchi: l’uccisione di esemplari dei quali non si conosce il ruolo sociale potrebbe determinare conseguenze imprevedibili, perché i giovani, ad esempio, persa la guida degli adulti, potrebbero rivolgere il loro interesse proprio verso prede più facili come il bestiame (che, ricordiamolo, non rappresenta il cibo abituale di questo animale).</p>
<p>Eppure, per un lupo che insegue un cane da tartufo ce n’è un altro che invece viene addestrato e impara a scovare il prezioso fungo ipogeo: è il caso di<a href="https://www.lastampa.it/2017/01/14/societa/kira-il-primo-lupo-da-tartufo-una-star-al-raduno-nazionale-rbJNX09aHLDORFIMmYec7N/pagina.html"> Kira, un incrocio tra il lupo e il pastore tedesco che, smentendo la diatriba lupo vs cane</a>, si è subito distinta per il suo fiuto eccezionale, una dote naturale che con l’addestramento è stata indirizzata verso il <strong>tartufo</strong>.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.piemontetartufi.it/lupo-vs-cane/">Lupo vs cane: cercare tartufi può esporre Fido all’attacco del lupo?</a> proviene da <a href="https://www.piemontetartufi.it">Piemonte Tartufi</a>.</p>
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		<title>Uovo al tartufo: storia, ricetta e accorgimenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ptartufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Apr 2019 15:54:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le ricette]]></category>
		<category><![CDATA[Miti e leggende]]></category>
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					<description><![CDATA[<p align="justify">Una delle ricette piu apprezzate per esaltare il gusto del tartufo.<b><br />
</b></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.piemontetartufi.it/uovo-al-tartufo/">Uovo al tartufo: storia, ricetta e accorgimenti</a> proviene da <a href="https://www.piemontetartufi.it">Piemonte Tartufi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="vc_row wpb_row"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<p>L’uovo al tegamino, altrimenti detto <em>&#8220;a occhio di bue&#8221;</em>, è uno di quei classici salva-cena che si improvvisano quando il frigo langue, il tempo scarseggia, e lo stomaco chiama: tuttavia, non solo si tratta di una <strong>ricetta</strong> nient’affatto semplice, ma è possibile nobilitarla con la variante assai più chic e d’effetto dell’<strong>uovo tartufato</strong>.</p>
<p>La <a href="https://www.piemontetartufi.it/storia-del-tartufo/"><span style="color: #7b9c2b;">storia del tartufo</span></a> risale al 1600-1700 a.C., e anche i Greci (Plutarco, Plinio il vecchio, Giovenale, Apicio) ne parlavano (e lo apprezzavano) ampiamente.<br />
Dimenticato nel Medioevo, nel Rinascimento non solo tornò alla ribalta ma si impose come la pietanza più raffinata in assoluto: il nero pregiato conquistò le mense dei signori francesi tra il XIV e il XV secolo, mentre in Italia in quel periodo si stava affermando il tartufo bianco.<br />
Nel ‘700, il tartufo Piemontese era considerato presso tutte le corti europee una prelibatezza: Camillo Benso di Cavour lo utilizzò come strumento diplomatico; Gioacchino Rossini lo definì “<em>il Mozart dei funghi</em>”; Lord Byron lo teneva sulla scrivania perché il profumo lo aiutasse a destare la sua creatività; per Alexandre Dumas era il “<em>Sancta Santorum della tavola</em>”; il naturalista Carlo Vittadini, nel 1831 gettò le basi dell’idnologia, ovvero la scienza che si occupa dello studio dei tartufi, descrivendone ben 51 specie diverse.</p>

		</div>
	</div>
<h2 style="color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left" class="vc_custom_heading" >Come preparare l’uovo tartufato</h2>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>L’abbinamento tra <strong>uovo e tartufo</strong> è ormai considerato uno dei più prestigiosi della cucina.</p>
<p>La ricetta richiede pochi ingredienti e il procedimento è piuttosto semplice: è proprio per questo che <strong>l’uovo al tartufo bianco </strong>può trarre in inganno, giacché come per tutti i piatti “basici” <strong>richiede ingredienti di primissima qualità</strong> e una rigorosa osservanza dal punto di vista tecnico.</p>
<p>Per prepararlo sono necessari:</p>
<ul>
<li>15-20 grammi di tartufo</li>
<li>2 uova</li>
<li>1 noce burro</li>
<li>q.b. sale</li>
</ul>
<p>Occorrono in tutto 10 minuti, di cui 5 di preparazione e 5 di cottura.</p>
<p>In un tegame sciogliamo a fiamma media una noce di burro con una grattata di pepe macinata al momento.<br />
Apriamo le uova in un piatto e versiamole in padella prima che il burro cominci a friggere e a scurirsi.<br />
Cuociamo a fiamma bassa, lasciando il tuorlo liquido e il bianco leggermente croccante sui bordi.<br />
Impiattiamo con un pizzico di sale e aggiungiamo delle sottili lamelle di tartufo.<br />
Gustiamolo subito, evitando che si raffreddi.</p>
<p>Sembra tutto molto semplice, e in effetti lo è, perché la parte “complessa” sta prima, e consiste nel fare un’ottima spesa!<br />
Le uova devono essere chiaramente freschissime, meglio se biologiche e provenienti da galline allevate a terra.</p>
<h3>Uova al tartufo bianco o uova al tartufo nero?</h3>
<p>Anche la scelta del tartufo è di fondamentale: è chiaro che il non plus ultra sarebbe il <a href="https://www.piemontetartufi.it/tartufo-bianco-pregiato/"><span style="color: #7b9c2b;">tartufo bianco</span></a> d’Alba, ma vanno benissimo anche il Nero pregiato, lo <span style="color: #7b9c2b;"><a style="color: #7b9c2b;" href="https://www.piemontetartufi.it/tartufo-nero-estivo-tuber-aestivum-vittad/">Scorzone</a></span> estivo e il Nero uncinato, che non avendo un gran profumo da crudo è il meno indicato.</p>

		</div>
	</div>
<h3 style="color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left" class="vc_custom_heading" >Attenzione a questi errori nella preparazione delle uova con tartufo</h3>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<p>Anche la preparazione, come visto, è piuttosto semplice, ma tuttavia non è esente da errori tecnici.</p>
<p>Il primo potrebbe riguardare la scarsa pulizia del tartufo: per una procedura corretta è necessario adoperare un filo di acqua fredda (al massimo tiepida), e una spazzola da adoperare abbastanza delicatamente.<br />
In caso di residui di terra tra le fessure, è possibile rimuoverle con la punta arrotondata di un coltello.<br />
Se invece il tartufo è ricoperto di terra, abbiate l’accortezza di immergerlo prima in una bacinella di acqua fredda per 1 minuto, e solo dopo che lo strato si sarà ammorbidito di procedere con la spazzola.</p>
<p>Bisognerebbe comunque evitare che la pelle del tartufo si stacchi, perché questo ne accelera il deterioramento.</p>
<p>Rammentate poi che il tartufo bianco è più delicato, mentre il nero è più difficile da pulire, perché il loro colore scuro tende a camuffare la terra.</p>
<p>Altro problema potrebbe consistere nello stracuocere l’uovo, o perché si adopera una fiamma troppo alta (in questo caso l’albume sarà quasi bruciato e il tuorlo ancora liquido), oppure perché si prolunga eccessivamente la cottura (per cui anche il tuorlo si solidifica).</p>
<p>Ultima questione, il <strong>dosaggio</strong> del tartufo nell’<strong>uovo al tegamino con tartufo</strong>: il rapporto corretto tra le due componenti deve essere di circa 10 grammi di tartufo grattugiato per ogni uovo.</p>

		</div>
	</div>
<h3 style="color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left" class="vc_custom_heading" >Uova al tartufo: un paio di accorgimenti</h3>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Leggendo la lista di ingredienti avrete notato che la parte grassa è conferita dal burro, ma perché visto che ormai è risaputo che l’olio extravergine d’oliva è più salutare?<br />
Perché in questo caso specifico la nota acida non esalterebbe al meglio il sapore del tartufo a crudo, soprattutto se di aroma delicato come il bianco Magnatum Pico.<br />
Com’è ovvio, anche in questo caso, il burro deve essere di ottima qualità, mentre è assolutamente bandita la margarina…</p>
<p>Sempre a proposito di grassi -che riescono ad esaltare il sapore del tartufo- è lecito chiedersi: formaggio sì formaggio no?<br />
La risposta è nì, visto che bisogna sempre considerare il tipo di formaggio da adoperare che, soprattutto se forte, rischia di coprire quello dell’amato fungo ipogeo. Un abbinamento che consigliamo e anche un&#8217;ottimo <a href="https://www.aziendaagricolascaglia.it/prodotto/hamburger-di-fassone-piemontese/">hamburger di Fassone Piemontese</a>.</p>
<p>Lo stesso dicasi per l’abbinamento coi vini: è necessario prediligere prodotti poco aromatici, caratterizzati da una bassa acidità.<br />
L&#8217;equilibrio col Soave è perfetto.<br />
Notevole anche l’accoppiata con le Bollicine: da provare con un Premium Class Bianco Frizzante, morbido e bilanciato.<br />
Se si preferiscono i rossi, banditi quelli troppo tannici e via libera invece al Nebbiolo Langhe e al Montepulciano d&#8217;Abruzzo.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><h3 style="color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left" class="vc_custom_heading" >Uova al Tartufo (bianco di Alba) dello chef Enrico Crippa</h3><div class="vc_row wpb_row vc_inner"><div class="wpb_column column_container col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<p>Se finora abbiamo asserito che le <strong>uova al tegamino con aggiunta di tartufo</strong> sono una ricetta tutto sommato semplice, che richiede però grandi materie prime, vediamo come in realtà la preparazione possa essere assai più complicata se ci mette lo zampino uno chef: si tratta di <em>Enrico Crippa</em> del Ristorante Piazza Duomo ad Alba, tre stelle Michelin!</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column column_container col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<div class="wpb_video_wrapper"><iframe title="Uovo al tartufo: la ricetta di Enrico Crippa - Piazza Duomo Alba" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/PgSFeDttmDg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<p>In questa versione il “semplice” burro si trasforma in <strong>burro nocciola aromatizzato</strong>, che può essere trovato in commercio anche col nome di burro chiarificato o burro “noisette”, oppure può essere fatto in casa. Ce ne vogliono 40 g, ai quali si aggiungeranno 4 foglie di salvia e 2 spicchi d’aglio.<br />
Andranno fatti scaldare tutti gli ingredienti, a fiamma molto bassa, fino a farli sfrigolare, diventando appunto color nocciola.</p>
<p>Un’aggiunta originale al piatto è una <strong>crema di acciughe</strong>, per la quale servono 150 g di crema di latte fresco e 20 g di acciughe dissalate.<br />
Queste ultime, sciacquate, e la crema di latte verranno scaldati in un pentolino a fiamma molto bassa. Sciolte le acciughe la crema andrà filtrata con un colino.</p>
<p>Si passa poi alla preparazione della salsa al tartufo nero: in un pentolino misceleremo 30 g di farina di tapioca e 400 g di acqua di tartufo nero e lasceremo bollire fino a far ridurre e addensare il tutto.</p>
<p>L’elemento più particolare è la <strong>sfoglia di coste bianche di bietola</strong>, che rappresenta pure il passaggio più complesso. Da 1 kg di coste di bietola ricaviamo dei cubetti che metteremo in un pentolino assieme a 200 g di burro fresco e 200 di acqua, facendo cuocere a puntino. Frulleremo fino ad una consistenza semiliquida, ne conserviamo un poco per l’impiattamento finale e metteremo il resto in forno ad asciugare per circa 5-6 ore tra 45° e 50°: ne risulterà una sfoglia molto simile ad un foglio di pasta.</p>
<p>Procediamo a questo punto con la cottura dell’uovo: in una padella antiaderente fondiamo 40 g di burro fresco e saliamo; adagiamo in padella l’uovo e facciamo cuocere lentamente senza che vi sia un eccessivo “sfrigolamento” (non deve bollire), ma fino a coagulazione dell’albume.</p>
<p>Concludiamo mettendo nel piatto uno strato di salsa di acciuga, uno di crema di coste di bietola, aggiungiamo qualche nocciola tostata e tritata, adagiamo l’uovo (eventualmente “coppato” con un coppapasta) sulla crema di salsa di acciughe, sull’uovo disponiamo una cucchiaiata di burro nocciola aromatizzato, aggiungiamo poi la salsa di tartufo e chiudiamo con abbondanti scaglie di tartufo bianco, realizziamo una cupola con la sfoglia di coste di bietola, altre scaglie di tartufo e qualche fogliolina di cerfoglio: ecco preparato un uovo tartufato di gran classe!</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div></div></div></div></div>
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		<title>Memorie di tartufo : una storia nascosta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ptartufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Feb 2018 02:19:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Miti e leggende]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://7uptheme.com/wordpress/geniuskitchen/?p=759</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le tradizioni nella raccolta del tartufo costituiscono un patrimonio orale, di gesti e parole, che appartengono soprattutto alle generazioni più anziane e che una volta venivano tramandate di padre in figlio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.piemontetartufi.it/memorie-di-tartufo-una-storia-nascosta/">Memorie di tartufo : una storia nascosta</a> proviene da <a href="https://www.piemontetartufi.it">Piemonte Tartufi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="vc_row wpb_row vc_custom_1529028767650"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<p class="desc title18 silver"><i>Le tradizioni nella raccolta del tartufo costituiscono un patrimonio orale, di gesti e parole, che appartengono soprattutto alle generazioni più anziane. Per evitare che tutto ciò si vada a perdere è importante raccogliore testimonianze ed esperienze e comunicarle alle future generazioni &#8230;.</i></p>
<p class="desc">Questo bellissimo documentario realizzato dall&#8217;<a href="http://www.cittadeltartufo.com/">Associazione Nazionale Città del Tartufo</a> racconta alcuni aneddotti e curiosità delle generazioni più anziane.</p>
<div class="block-quote"><em>Il valore aggiunto non è soltanto il tartufo, camminare in certi luoghi&#8230;vedere certi posti&#8230;</em></div>
<p class="desc">Ogni <em>trifulau </em>ha i propri segreti , posti nascosti, scaramanzie,paure.. un velo di mistero che solo chi si dedica alla ricerca del tartufo può davvero capire.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.piemontetartufi.it/memorie-di-tartufo-una-storia-nascosta/">Memorie di tartufo : una storia nascosta</a> proviene da <a href="https://www.piemontetartufi.it">Piemonte Tartufi</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>A trifule, col mio collega</title>
		<link>https://www.piemontetartufi.it/a-trifule-col-mio-collega/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[ptartufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Nov 2019 17:19:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Miti e leggende]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.piemontetartufi.it/?p=2996</guid>

					<description><![CDATA[<p align="justify">Andare a tartufi visto dal cane...non un cane qualunque ma la nostra pazzerella Era<b><br />
</b></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.piemontetartufi.it/a-trifule-col-mio-collega/">A trifule, col mio collega</a> proviene da <a href="https://www.piemontetartufi.it">Piemonte Tartufi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="vc_row wpb_row"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<p>Mi chiamo <strong>Era</strong>, come la regina degli dei.<br />
Che siate o meno della mia specie, sappiate che detesto sciocche moine e annusate sotto la coda: un po’ di rispetto, per favore.<br />
Appartengo alla nobile stirpe dei <strong>Border Collie</strong> – ramo Blu Merle, per l’esattezza – e possiedo al massimo grado l’attitudine tipica della mia schiatta a una concentrazione ostinata e monotematica. Quella che a voi umani può sembrare mania, per un Border è ricerca di perfezione.<br />
A differenza di alcuni miei simili, però, io non spreco energie ad afferrare al volo dischi di plastica, né a far numeri da circo o a sospingere nei recinti stupide pecore. Ho rivolto la mia attenzione alla Terra, ai segreti che la nostra madre comune nasconde.<br />
Ricordo quando, cucciola inesperta, fui iniziata a distinguere, tra i mille sentori che giungevano al mio naso ipersensibile, un odore unico e potente, segnale di alchimie sotterranee, di forze vitali capaci di risvegliare la mia natura selvaggia.<br />
All’inizio, fu un vecchio calzino a farmi vibrare: imparai a scovarlo, ovunque lo nascondesse l’umano che vive con me.<br />
A lui devo tutto. Per questo lo ammiro e lo seguo: so di non perdere tempo.</p>
<p>Quando mi dice “<em>cerca</em>!”, non è mai a caso: possiamo essere in un bosco di roverelle, o in un noccioleto, e quel magico odore non tarda a colpire le mie narici. Quando entro in azione, lui m’incoraggia: “<em>dov’è, dov’è?</em>” ripete due volte, secco e veloce. Siamo di poche parole, noi due, ma c’intendiamo benissimo.<br />
Se c’è un tesoro, là sotto, faccio presto a scoprire dove si nasconde, non sbaglio mai. E lui mi blocca, dove ho puntato il naso, a volte ancor prima che mi metta a raspare nel terriccio. Tirarsi indietro, a quel punto, può sembrare un po’ strano: anch’io non so bene perché lo faccio. Con tutta me stessa, vorrei raggiungere quel frutto dal profumo irresistibile, ma forse, nella ricerca, c’è uno scopo più grande, e non è il premio che ricevo da lui a cose finite, com’è giusto.</p>
<p><em><img decoding="async" class="alignnone wp-image-3004 size-full" src="https://www.piemontetartufi.it/wp-content/uploads/2019/11/tartufi3.jpg" alt="" width="948" height="632" srcset="https://www.piemontetartufi.it/wp-content/uploads/2019/11/tartufi3.jpg 948w, https://www.piemontetartufi.it/wp-content/uploads/2019/11/tartufi3-300x200.jpg 300w, https://www.piemontetartufi.it/wp-content/uploads/2019/11/tartufi3-768x512.jpg 768w, https://www.piemontetartufi.it/wp-content/uploads/2019/11/tartufi3-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 948px) 100vw, 948px" /></em></p>
<p>Mi accuccio al suo fianco, lo guardo ripulire il terreno e scavare con cautela, usando quel suo attrezzo delicato. Ci vuole tempo, a volte mi chiede di nuovo di indicargli il punto preciso, ma finalmente, ecco che estrae il <strong>tartufo</strong> tutto intero. La gioia che prova! Il suo “<em>brava</em>”, il colpetto che mi dà sulla guancia, quelli sì sono il premio! Vogliono dire che siamo pari, in quel momento: più che amici. Due buoni compagni di lavoro. E poi si riparte.</p>
<p><em>Scritto da Lucia Berardi, insegnante di scrittura creativa<br />
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