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Coltivare tartufi: come avviare una tartufaia artificiale

Come noto il tartufo è un fungo ipogeo che cresce spontaneamente in simbiosi con alcune piante tartufigene, eppure da qualche tempo ci si sta cimentando nella tartuficoltura: vediamo le tappe fondamentali nell’installazione di una tartufaia, le spese necessarie e i possibili introiti del coltivare tartufi.

Coltivare tartufi: come realizzare una tartufaia

Per l’impianto di una tartufaia occorre seguire queste tappe fondamentali:

  • analisi geologica preliminare (anche a tavolino)
    Consiste in una valutazione computerizzata delle carte geologiche dei suoli d’Italia, che consente di scartare a priori i terreni acidi, quelli vulcanici, etc.
  • sopralluogo tecnico
    Consente di analizzare i parametri climatici e prelevare uno o più campioni di suolo, atti a rappresentare la superficie complessiva del campo prescelto, da sottoporre ad analisi chimico-fisica; i prelievi devono seguire dei criteri:

    • evitare i bordi dell’appezzamento, concentrandosi nella parte medio-centrale della particella
    • eliminare la parte più superficiale (10-15 cm) e prelevare 3-4 manciate di terra a circa 15-30 cm di profondità, eliminando i sassi troppo grandi  (che, se numerosi, dovranno essere oggetto di campionatura separata)
    • miscelare accuratamente tutti i sotto-campioni raccolti per un totale di 1-1,5 kg di terreno
  • analisi del terreno
    Questa valuterà:

    • le caratteristiche del suolo: considerando granulometria o tessitura, pH, calcare attivo e totale, CSC, sostanza organica, rapporto C/N, potassio e fosforo scambiabile
    • l’umidità del suolo e le fonti di approvvigionamento idrico: risultano nocivi regolari ristagni d’acqua o eccessiva aridità, mentre le condizioni ottimali sono rappresentate da un’aridità stagionale interrotta da piogge primaverili ed estive
    • la posizione: se si tratti di un terreno controllabile dal proprietario, onde evitare incursioni; quanto comodo risulti l’accesso e facili le cure e la raccolta; se sussista possibilità di recintare l’appezzamento; etc.
    • le caratteristiche climatico-vegetazionali: i migliori risultano i climi temperato-caldi caratterizzati da un’alternanza piuttosto netta delle condizioni atmosferiche stagionali
    • la presenza di soprassuolo arboreo: si sconsiglia l’impianto di nuove piantine micorizzate in boschi maturi, nei quali è alta la probabilità che siano presenti funghi competitori ben adattati all’ambiente, scegliendo piuttosto stazioni prive di vegetazione arborea o con coltivazioni annuali o da frutto come ciliegio e olivo
    • la presenza di colture intensive adiacenti (vigneti o seminativi): da evitarsi, al fine di scongiurare contaminazioni di fitofarmaci o anti micotici
  • impianto della tartufaia
    Dalle valutazioni precedenti sarà possibile evincere:

    • la migliore combinazione pianta simbionte-tartufo: per ogni specie di tartufo esistono diverse specie simbionti; alcune sono meno longeve ma entrano in produzione più precocemente (come nocciolo e carpino), altre più longeve ma più tardive (come le querce)
    • il sesto d’impianto più adatto: quelli più utilizzati sono per il Tuber melanosporum 5×5, 6×5, o 6×6 metri; per il Tuber aestivum e var. uncinatum 3×4, 4×4, 5×4, 5×5 metri; per il Tuber macrosporum 3×3 o 3×4 metri; nei terreni in pendenza è consigliabile la sistemazione dei filari secondo le curve di livello, in quanto favorisce la regimentazione delle acque e la difesa dall’erosione
  • lavorazioni pre e post impianto
    Come prima cosa il soprassuolo viene completamente decespugliato e ripulito da tutta la vegetazione; successivamente viene rippato (possibilmente ad una profondità di  almeno 40-50 cm meglio se 60-80 cm), ed eventualmente estirpato,  al fine di eliminare radici presenti; il terreno va lasciato a riposo qualche mese; si procede poi ad una fresatura poco prima dell’impianto che avviene a in primavera o in autunno e allo squadro, che consiste nel posizionare appositi picchetti in corrispondenza delle piante (che fungeranno anche da tutore per il fissaggio di una protezione shelter contro lepri, cinghiali, cervi, daini e simili).

La messa a dimora delle piante simbionte

Come detto questa fase va effettuata nel periodo autunnale o primaverile: innanzitutto, deve essere eseguito il tracciato che definisce lo schema di impianto; poi la pianta va collocata nelle buche disponendo correttamente le radichette; infine si costipa con cura la terra smossa, prima di provvedere ad un’eventuale irrigazione.

Nelle zone più aride è opportuno scavare un piccolo avvallamento a monte della pianta per raccogliere meglio l’acqua piovana o dell’irrigazione; in terreni ciottolosi si può realizzare una pacciamatura posizionando frammenti di pietrame in prossimità dell’albero, al fine di trattenere l’acqua e diminuire sia l’evaporazione sia l’insediamento delle erbe concorrenti.

La fase produttiva e le lavorazioni successive

La raccolta rappresenta ovviamente la fase più agognata, tuttavia per le specie precoci quali i noccioli e i carpini bisogna attendere il quarto-sesto anno dall’impianto (e almeno un altro paio per avere produzioni importanti), mentre per le altre l’apice viene raggiunto verso i 10-11 anni dall’impianto della tartufaia.
Per la raccolta bisogna:

  • munirsi di cani addestrati e strumenti appositi, mentre i metodi di ricerca alternativi (ad esempio con il maiale) non sono consentiti (si tratta di obblighi di legge)
  • lasciare sempre una certa quantità di tartufi (e quindi di spore) nel suolo al fine di mantenere le radici micorrizate e aumentare la possibilità di future produzioni
  • aprire le buche delicatamente, ingrandendole poco a poco onde evitare di danneggiare il tartufo.

Tra le lavorazioni successive all’impianto della tartufaia la potatura appare importante soprattutto per il nero pregiato, mentre per lo scorzone non si consigliano interventi significativi.
L’ideale sarebbe eseguirla ogni anno senza però superare il 20-30% della chioma.

Per quanto concerne la concimazione essa è di norma sconsigliata, a meno che non si registrino ritardi nell’entrata in produzione, regressione della stessa, piante a crescita stentata.

La tecnica del diradamento, utile nel caso in cui il raccolto di tartufi diminuisca per più anni a causa della densità elevata, consiste nel selezionare alcune piante da eliminare (è consigliabile farsi seguire da un tecnico per ridurre al minimo il rischio di errore).
Al chiudersi graduale delle chiome, la produzione di tartufi diminuisce progressivamente fino all’esaurimento per il nero pregiato, mentre lo scorzone può continuare a fruttificare per diversi anni, ma solitamente a livelli inferiori.
Dopo il diradamento potrà essere utile anche un intervento sul suolo, che favorisca l’aerazione degli strati profondi e l’umificazione della sostanza organica accumulatasi.

L’Impianto di irrigazione

Si tratta di una voce di spesa nella realizzazione di una tartufaia che può essere valutata solo al momento, anche se perlomeno nei primi due anni è sempre consigliata e diviene superflua solo nel caso di estati piovose.

Per la coltivazione del tartufo nero pregiato l’irrigazione è sempre benefica.
È bene, in caso di totale assenza di precipitazioni, un apporto di 25-30 millimetri d’acqua ogni 15 giorni, dalla metà di giugno fino verso la fine di settembre (senza però eccedere perché il nero pregiato non desidera ambiente umido).

Anche lo scorzone soffre la siccità prolungata, sia per la produzione estiva che per quella autunnale: in questi casi è dunque opportuno un intervento irriguo simile a quello del nero pregiato.

Tartufaia coltivata: spese e resa economica

Quanto costa realizzare una tartufaia?

Già da quanto detto in precedenza è chiaro capire che non è affatto semplice rispondere, visto che ci sono delle spese che non si riesce a quantificare in precedenza.
Tipo di terreno e di impianto, specie di piante e tartufo coltivato, presenza o meno dell’impianto di irrigazione, sono tutti aspetti che incidono sui costi.

In genere le spese annuali di gestione di una tartufaia sono piuttosto contenute, trattandosi di piante che generalmente necessitano di poche cure (a patto che si lavori direttamente e non sia necessario rivolgersi ad altri).

In più non sono necessarie grandi superfici, anzi quelle piccole consentono di abbassare molto le spese iniziali di impianto e quelle annuali di gestione.

Infine è possibile avere degli incentivi accedendo ai finanziamenti europei per l’impianto di una tartufaia (PSR – Piano di Sviluppo Rurale) così come utilizzare terreni marginali o scarsamente produttivi, che quindi hanno un valore relativamente basso.

Una delle poche voci di costo per impiantare una nuova tartufaia che si riesce a stimare con maggiore precisione è quello delle piante micorizzate (che si aggira intorno ai 14-15€ cad.): la spesa complessiva però dipende dal tipo di impianto e dalla densità (con sesti di impianto larghi si avranno per esempio circa 200 piante ad ettaro, mentre con sesti molto stretti anche 600-800).

Quanto rende una tartufaia coltivata?

È altrettanto complicato a dirsi, perché pure in questo caso la risposta dipende da molti fattori, in primis la gestione della tartufaia, e quindi le spese annuali sostenute per le operazioni colturali, e la produzione.

A tal proposito di quest’ultima, sono state registrate anche in Italia produzioni di tartufo (Nero Pregiato, nello specifico) di oltre 110 kg /ha.
La durata media è di 20-30 anni (o più, in relazione anche alla tipologia di pianta scelta per l’impianto), al termine dei quali la produzione inizierà lentamente a decrescere fino ad esaurimento della tartufaia.

A variare è pure il prezzo di vendita del tartufo: il Brumale, il Bianchetto, il Nero Estivo sono più “economici”, mentre il Bianco Pregiato e il Nero Pregiato hanno un prezzo di vendita molto più alto.
Le quotazioni cambiano di anno in anno e anche da periodo a periodo (nei momenti “di magra” il costo sarà chiaramente maggiore).
E differiscono anche a seconda della dimensione, della forma, e della qualità del tartufo.

Il Bianco Pregiato può arrivare a costare 2-3mila € /kg, il Nero Pregiato circa 800-900€/kg, il Nero Estivo e il Bianchetto circa 300-400 €/kg.

In conclusione, coltivare tartufi si può, ma non è così facile: la tecnica è ancora ad uno stato abbastanza sperimentale, e se risultati abbastanza buoni si sono avuti dal nero pregiato e dal bianchetto lo stesso non può dirsi per il tartufo bianco, che non per niente resta il più pregiato e costoso in assoluto…

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