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	<title>L&#039;ambiente e le piante Archivi - Piemonte Tartufi</title>
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	<description>Un magazine per gli amanti del tartufo</description>
	<lastBuildDate>Sun, 19 Nov 2023 16:45:05 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Salvaguardia ambientale: cos’è e perché è importante per il futuro del Pianeta</title>
		<link>https://www.piemontetartufi.it/salvaguardia-ambientale-cose-e-perche-e-importante-per-il-futuro-del-pianeta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ptartufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jun 2023 15:43:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'ambiente e le piante]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nonostante spesso non ce ne rendiamo pienamente conto, il nostro Pianeta è l’unico luogo in cui possiamo vivere, respirare, mangiare e relazionarci con le altre persone e gli altri esseri viventi. La salvaguardia ambientale è quindi importante, perché l’ambiente è la nostra unica casa e la principale fonte da cui ricaviamo cibo e risorse naturali [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.piemontetartufi.it/salvaguardia-ambientale-cose-e-perche-e-importante-per-il-futuro-del-pianeta/">Salvaguardia ambientale: cos’è e perché è importante per il futuro del Pianeta</a> proviene da <a href="https://www.piemontetartufi.it">Piemonte Tartufi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nonostante spesso non ce ne rendiamo pienamente conto, il nostro Pianeta è l’unico luogo in cui possiamo vivere, respirare, mangiare e relazionarci con le altre persone e gli altri esseri viventi. La salvaguardia ambientale è quindi importante, perché l’ambiente è la nostra unica casa e la principale fonte da cui ricaviamo cibo e risorse naturali indispensabili, come l’acqua, l’aria, il suolo, le piante e gli animali, oltre ad essere il testimone più autentico della nostra storia, della nostra cultura, delle nostre relazioni e della nostra identità.</p>
<p>Tuttavia, nel corso del tempo l’ambiente è stato sfruttato in modo indiscriminato, minacciato e danneggiato da diversi fattori e per i più svariati motivi che, tuttora, ne compromettono le peculiarità, la disponibilità di risorse e la sostenibilità. Le principali cause del deterioramento del nostro Pianeta sono l’inquinamento, il <a href="https://puntoequo.org/caffe-e-cambiamento-climatico-come-continuare-a-produrre-in-modo-sostenibile/">cambiamento climatico</a>, la perdita di biodiversità, lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali e la produzione di rifiuti.</p>
<p>Questi fattori hanno conseguenze negative non solo sull’ambiente stesso, ma anche sulla salute e sul benessere degli esseri umani e degli altri organismi che lo abitano ed è perciò fondamentale trovare al più presto soluzioni sempre più efficienti ed efficaci per limitarne gli effetti e assicurare un futuro alle prossime generazioni.</p>
<h2>Cos’è la salvaguardia ambientale?</h2>
<p>Salvaguardare e tutelare l’ambiente significa adottare una serie di azioni, allo scopo di prevenire e ridurre i danni causati dalle attività umane sull’ambiente stesso e promuovere un uso responsabile, equo e sostenibile delle risorse naturali e valorizzare la diversità biologica e culturale del nostro Pianeta.</p>
<p>L’ambiente è un insieme complesso e molto variegato di condizioni fisiche e biologiche, ma anche sociali, culturali e storiche in cui gli individui di tutto il mondo si trovano a dover affrontare e che ogni giorno, attraverso le nostre azioni, contribuiamo a definire e modificare con le nostre scelte e l’utilizzo della tecnologia.</p>
<p>Pertanto, la tutela dell’ambiente è imprescindibile, tanto che viene contemplata tra i diritti fondamentali anche nell’art. 9 della Costituzione Italiana, la quale recita: <em>“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”</em><em>.</em></p>
<p>Attraverso l’impegno collettivo e il coinvolgimento attivo di tutti i governi, delle istituzioni, delle imprese, delle organizzazioni non governative e, soprattutto, dei singoli cittadini in ogni parte del mondo, ognuno diventa indispensabile per la salvaguardia ambientale, mettendo in atto azioni concrete a tutti i livelli: locali, nazionali e globali.</p>
<h2>Cosa fare per salvaguardare l’ambiente?</h2>
<p>È ormai scientificamente provato che la salvaguardia dell’ambiente è essenziale per il nostro benessere, la nostra salute e anche la nostra stessa sopravvivenza, perché un ambiente deteriorato dall’inquinamento atmosferico può causare malattie respiratorie e cardiovascolari, il cambiamento climatico può provocare eventi meteorologici estremi e malattie infettive e pandemie, la perdita di biodiversità può ridurre la disponibilità di cibo e di medicinali naturali e la produzione di rifiuti può contaminare il suolo e le acque, portando intere popolazioni a migrare, spesso in condizioni precarie e di assoluta miseria.</p>
<p>A livello globale è quindi necessario che al più presto vengano adottate norme e regolamenti, che limitino al massimo le emissioni inquinanti, incentivino l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, come l’eolico, l’idroelettrico e il fotovoltaico, tutelino la natura e gli animali, promuovano l’agricoltura biologica e i processi di produzione rispettosi dell’ambiente e proteggano le aree e le specie più a rischio.</p>
<p>Per questo motivo, vanno sostenuti i progetti di ricerca, l’innovazione e le iniziative che sviluppano e favoriscono la diffusione di tecnologie più pulite ed efficienti, allo scopo di migliorare, ad esempio, la gestione dei rifiuti e la conoscenza e il monitoraggio dell’ambiente.</p>
<p>In tutti i Paesi del mondo è necessario creare campagne di sensibilizzazione e educazione ambientale, a partire dalle scuole e dalle aziende, attraverso cui informare tutta la popolazione sui problemi che alcuni comportamenti possono causare e diffondere le buone pratiche da adottare per limitare il più possibile l’impatto sull’ambiente delle proprie abitudini quotidiane.</p>
<p>Il coinvolgimento dei cittadini di ogni età alle iniziative di salvaguardia ambientale è uno dei metodi più efficaci per renderli maggiormente consapevoli del proprio ruolo, ad esempio attraverso la pulizia delle spiagge, dei giardini o delle aree pubbliche, la piantumazione di nuovi alberi nei parchi o il monitoraggio della fauna selvatica.</p>
<p>Infine, non è da sottovalutare quanto uno stile di vita più ecocompatibile e rispettoso dell’ambiente possa influire sulla salvaguardia ambientale, dalla scelta dei <a href="https://puntoequo.org/il-mercato-dei-prodotti-salutari-tra-tradizione-e-innovazione/">prodotti salutari</a> quando si va a fare la spesa al riciclo dei materiali fino alla scelta di applicare semplici dispositivi in casa, che consentano di ridurre i consumi di acqua, energia e combustibili fossili.</p>
<p>La salvaguardia dell’ambiente riguarda tutti, richiede responsabilità e consapevolezza, ma è anche un’opportunità e una sfida che dobbiamo affrontare per garantirci un futuro dal punto di vista della salute, del benessere, ma anche dello sviluppo economico, sociale e culturale, se vogliamo continuare a godere della bellezza e della ricchezza del nostro Pianeta.</p>
<p><a href="https://puntoequo.org/">Punto Equo</a> si impegna ogni giorno a favore della salvaguardia ambientale, proponendo prodotti che rispettano pienamente i principi dell’agricoltura sostenibile, sono certificati e seguono i più rigorosi standard internazionali che ne garantiscono la massima naturalità, la presenza di ingredienti biologici certificati e l’esclusione di test sugli animali.</p>
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		<title>Tiglio (Tilia L., 1753)</title>
		<link>https://www.piemontetartufi.it/tiglio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[ptartufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Sep 2018 12:31:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'ambiente e le piante]]></category>
		<category><![CDATA[piante da tartufo]]></category>
		<category><![CDATA[piante simbionti]]></category>
		<category><![CDATA[tiglio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Tiglio è una pianta imponenete, che può raggiungere anche i 30 metri di altezza. Le specie autoctone in Italia sono il Tiglio Selvatico (<i>Tilia cordata</i>) e il Tiglio Nostrano (<i>Tilia platyphyllos</i>)</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="vc_row wpb_row vc_custom_1529028767650"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Il Tiglio è una pianta imponenete, che può raggiungere anche i 30 metri di altezza. Le specie autoctone in Italia sono il Tiglio Selvatico (<i>Tilia cordata</i>) e il Tiglio Nostrano (<i>Tilia platyphyllos</i>)</p>
<p>E&#8217; una delle piante che meglio accettano la convivenza con i tartufi (bianchi) e i funghi che si sviluppano sotto i tigli hanno tendenzialmente un colore più chiaro e un profumo più delicato rispetto a quelli che per esempio si formano vicino alle radici delle querce</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_custom_1529025714636"><div class="wpb_column column_container col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="banner-advs   ">
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								<h2>Corteccia</h2>
<p>La <strong>corteccia del tiglio</strong> si evolve con l&#8217;età, il che aiuta a valutare al primo sguardo se ci troviamo di fronte ad una pianta giovane o meno. I tigli giovani hanno infatti una <strong>corteccia girgia e quasi totalmente liscia</strong>. Man mano che crescono il colore tende ad assumere <strong>sfumature di marrone</strong> e la superficie a sviluppare lenticelle e fratture longitudinali.</p>

                            </div></div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_custom_1529025714636"><div class="wpb_column column_container col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="custom-information  ">
								<h2>Le foglie</h2>
<div>
<div class="pw-hidden-cp">
<p>Le foglie hanno una lunghezza che varia <strong>dai 5 ai 15 cm</strong> a seconda della specie, le foglie hanno una forma che ricorda un cuore, con il margine leggermente seghettato di colore verde chiaro. Il <strong>Tiglio </strong>perde le foglie in autunno.</p>
</div>
<div></div>
</div>

                            </div></div></div></div><div class="wpb_column column_container col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="banner-advs   ">
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								<h2>I fiori e i frutti</h2>
<p>La pianta di tiglio è caratterizzata da fiori color crema, tendenti al giallo, dal profumo dolce e intenso, organizzati in gruppetti che vanno da 2 a 10 fiori. I fiori sono ermafroditi, ovvero possiedono le caratteristiche sia femminili che maschili e vengono impollinate dagli insetti.</p>
<p>I frutti che ne nascono sono palline tonde o leggermente ovali che si presentano in gruppi di 2, 3 o 4 e ogni cluster è dotato di foglie strette e allungate tipo &#8220;ali&#8221; che servono ad aiutare i frutti portati via dal vento a percorrere un tratto più lungo.</p>

                            </div></div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<div class="block-quote">
<p class="desc">Il tiglio entra in simbiosi con :</p>
<h3 class="title14 text-uppercase font-bold"><a href="https://www.piemontetartufi.it/tartufo-bianco-pregiato/">Tartufo Bianco Pregiato</a><br />
<a href="https://www.piemontetartufi.it/tartufo-nero-estivo-tuber-aestivum-vittad/">Tartufo Nero Estivo</a></h3>
</div>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Nocciolo (Corylus avellana)</title>
		<link>https://www.piemontetartufi.it/nocciolo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[ptartufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Sep 2018 18:54:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'ambiente e le piante]]></category>
		<category><![CDATA[piante da tartufo]]></category>
		<category><![CDATA[piante simbionti]]></category>
		<category><![CDATA[roverella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I noccioli sono piante molto utilizzate in tartuficoltura, questa pianta è simbionte di tartufo nero pregiato , scorzone e occasionalmente anche del tartufo bianco pregiato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.piemontetartufi.it/nocciolo/">Nocciolo (Corylus avellana)</a> proviene da <a href="https://www.piemontetartufi.it">Piemonte Tartufi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="vc_row wpb_row vc_custom_1529028767650"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<p class="desc title18 silver"><i>In tartuficoltura la pianta di nocciole è una specie molto precoce nell’ entrata in produzione, produce tartufi neri pregiati già dal 4-5 anno.<br />
</i></p>
<p class="desc">Chiamata scientificamente <em>Corylus avellana L.</em> , il nocciolo è una pianta molto diffusa in Italia, uno dei principali produttori mondiali.<br />
In Italia esistono moltissime varietà di noccioli , in Piemonte è particolarmente diffusa la varietà Tonda Gentile delle Langhe.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_custom_1529025714636"><div class="wpb_column column_container col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="banner-advs   ">
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								<h2>Corteccia</h2>
<p>La corteccia è di corrone marrone/grigio lucida; nelle piante adulte ci sono lunghe fratture longitudinali e numerose piccole lenticelle che aumentano con l’età.</p>

                            </div></div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_custom_1529025714636"><div class="wpb_column column_container col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="custom-information  ">
								<h2>Le foglie</h2>
<div><span class="st"> Le foglie sono semplici, rotondo-ovali , cuoriformi a margine dentato. Hanno un picciolo corto e peloso e vengono spesso utilizzate per usi terapeutici, contengono infatti fenoli e flavonoidi che agiscono come tonici delle vene e antinfiammatori.<br />
</span></div>

                            </div></div></div></div><div class="wpb_column column_container col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="banner-advs   ">
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								<h2>I frutti</h2>
<div>Il frutto chiamato nocciola è avvolto da una pellicina di colore verde (brattee)  , a maturazione la nocciola cade e perde questa pellicina.</div>
<div>Le nocciole sono commestibili e viene utilizzato molto nel settore alimentare i cosmetica</div>

                            </div></div></div></div></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.piemontetartufi.it/nocciolo/">Nocciolo (Corylus avellana)</a> proviene da <a href="https://www.piemontetartufi.it">Piemonte Tartufi</a>.</p>
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		<title>Carpino nero (Ostrya carpinifolia)</title>
		<link>https://www.piemontetartufi.it/carpino-nero/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[ptartufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Sep 2018 14:32:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'ambiente e le piante]]></category>
		<category><![CDATA[Carpino Nero]]></category>
		<category><![CDATA[piante da tartufo]]></category>
		<category><![CDATA[piante simbionti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il <strong>Carpino Nero</strong>, albero che appartiene al genere <em>Osrya</em> nonostante il suo nome popolare suggerisca l’appartenenza al genere <em>Carpinus</em>, è una pianta <strong>forte e robusta</strong>, che cresce velocemente anche su terreni poco profondi e sassosi, il che la rende perfetta per il rimboschimento delle aree brulle.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="vc_row wpb_row vc_custom_1529028767650"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Il carpino nero (<em>Ostrya carpinifolia</em>) è l’esempio classico di come i nomi popolari possano creare in realtà non poca confusione. Il carpino bianco ed il carpino nero sembrerebbero in buona sostanza due specie diverse, molto prossime fra loro. In realtà si tratta di due alberi con foglie simili, appartenenti alla stessa famiglia, quella delle <em>Betulaceae</em>, ma rappresentanti di due generi diversi. Il carpino bianco, <em>Capinus betulus</em>, appartiene al genere <em>Carpinus</em> che conta trentacinque specie. Il carpino nero appartiene al genere <em>Ostrya</em>, formato da sole sette specie a foglia decidue di dimensioni medie e piccole.</p>
<p>Il <strong>Carpino Nero</strong>, albero che appartiene al genere <em>Osrya</em> nonostante il suo nome popolare suggerisca l’appartenenza al genere <em>Carpinus</em>, è una pianta <strong>forte e robusta</strong>, che cresce velocemente anche su terreni poco profondi e sassosi, il che la rende perfetta per il rimboschimento delle aree brulle.</p>
<p>Si trova in particolar modo nei boschi di querce. Ovviamente a seconda del terreno e dei nutrienti a sua disposizione le sue dimensioni possono variare anche molto, ma indicativamente in condizioni favorevoli può raggiungere anche i 15-20 metri di altezza.</p>
<p>I <strong>tartufi (neri)</strong> che crescono ai suoi piedi sono :</p>
<ul>
<li>il <a href="https://www.piemontetartufi.it/tartufo-nero-estivo-tuber-aestivum-vittad/">Tartufo nero pregiato</a> (Tuber melanosporum Vitt.)</li>
<li>il Tartufo nero estivo (Tuber aestivum Vitt.)</li>
<li>il Tartufo uncinato (Tuber aestivum var. uncinatum Vitt.)</li>
<li>il Tartufo nero liscio (Tuber macrosporum Vitt.)</li>
</ul>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_custom_1529025714636"><div class="wpb_column column_container col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column column_container col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="custom-information  ">
								<h2>Corteccia</h2>
<p>La sua corteccia,<strong> ruvida e fessurata</strong>, è una delle caratteristiche che permettono di distinguerlo dal Carpino Bianco – pianta dal nome simile ma che appartiene al genere <em>Carpinus</em> al contrario di quello Nero che, come abbiamo detto in apertura dell’articolo, appartiene al genere <em>Ostrya</em> &#8211;  che ha invece una corteccia liscia.</p>

                            </div></div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_custom_1537281341923"><div class="wpb_column column_container col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="custom-information  ">
								<h2>Foglie</h2>
<p>Le foglie hanno un apice acuminato, una forma ovale e un margine caratterizzato da una doppia dentatura.</p>

                            </div></div></div></div><div class="wpb_column column_container col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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</div></div></div><div class="wpb_column column_container col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="custom-information  ">
								<h2>Fiori e Frutti</h2>
<p>I fiori (maschili) sono allungati e ricordano un po’ quelli del nocciolo, si presentano raggruppati tre a tre e compaiono sull’albero molto presto, già in Aprile. Quelli femminili, invece, sono più corti e tozzi.</p>
<p>A partire da maggio si cominciano a vedere fra le foglie delle infruttescenze pedule che partono di un colore verde chiaro e man mano si schiariscono fino a diventare bianco crema</p>

                            </div></div></div></div></div>
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		<title>Il Leccio (Quercus ilex)</title>
		<link>https://www.piemontetartufi.it/leccio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[ptartufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Sep 2018 11:49:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'ambiente e le piante]]></category>
		<category><![CDATA[Leccio]]></category>
		<category><![CDATA[piante da tartufo]]></category>
		<category><![CDATA[piante simbionti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il <strong>Leccio</strong> è un <strong>albero sempreverde</strong> piuttosto imponente; può infatti raggiungere ben 30 metri di altezza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.piemontetartufi.it/leccio/">Il Leccio (Quercus ilex)</a> proviene da <a href="https://www.piemontetartufi.it">Piemonte Tartufi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="vc_row wpb_row vc_custom_1529028767650"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Il <strong>Leccio</strong> è un <strong>albero sempreverde</strong> piuttosto imponente; può infatti raggiungere ben 30 metri di altezza.</p>
<p>Con una <strong>chioma ricca</strong>, piena e tondeggiante che si sviluppa verso l’alto, il leccio è un albero originario dell’Europa Meridionale che si adatta bene a qualsiasi tipo di terreno, tranne quelli eccessivamente umidi. Proprio per questa sua adattabilità nella zona del Mediterraneo è diffuso un po’ ovunque.</p>
<p>E’ un <strong>albero molto longevo</strong> ma d’altra parte ha anche uno sviluppo molto lento rispetto ad altre piante simbionti.</p>
<p>Il Leccio vive in simbiosi con il <a href="https://www.piemontetartufi.it/tartufo-nero-estivo-tuber-aestivum-vittad/">Tartufo Nero Estivo</a>  ed altri tartufi tra cui il bianchetto e più raramente il Tartufo Bianco Pregiato.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_custom_1529025714636"><div class="wpb_column column_container col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="banner-advs   ">
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								<h2>Corteccia</h2>
<p>Una particolarità del leccio è il suo aspetto tozzo e possente.</p>
<p>Il tronco è infatti molto corto rispetto alla chioma. La corteccia è sottile, scura e ruvida. Man mano che l’albero invecchia si creano delle fessure che hanno la forma di piccole squame rettangolari.</p>

                            </div></div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_custom_1537274606575"><div class="wpb_column column_container col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="custom-information  ">
								<h2>Le foglie</h2>
<div>
<div class="pw-hidden-cp">
<p>Essendo il leccio un sempreverde, le sue foglie – che durano circa 2-3 anni &#8211; si evolvono dal punto di vista della forma: da giovani, infatti hanno un aspetto più  spinoso mentre con l’età la forma si addolcisce e diventano ovali perdendo in parte la dentellatura.</p>
</div>
<div></div>
</div>

                            </div></div></div></div><div class="wpb_column column_container col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="banner-advs   ">
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								<h2>Fiori e Frutti</h2>
<p>I fiori, sia maschili che femminili, si trovano entrambi sulla pianta anche se in parti diverse del ramo. Quelli maschili sono riuniti in formazioni allungate di colore giallo, di circa 4-6 cm. Quelli femminili, invece, possono essere singoli o formare piccoli gruppi con un breve La fioritura avviene ad aprile-maggio.</p>
<p>I frutti sono delle ghiande di forma leggermente ovoidale di 1-2 cm di lunghezza, parzialmente coperte di squame appressate. Per maturare ci mettono all’incirca un anno.</p>

                            </div></div></div></div></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.piemontetartufi.it/leccio/">Il Leccio (Quercus ilex)</a> proviene da <a href="https://www.piemontetartufi.it">Piemonte Tartufi</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La presenza della nutria in Italia: ricchezza faunistica o disdetta ambientale?</title>
		<link>https://www.piemontetartufi.it/la-nutria/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[ptartufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Mar 2019 10:30:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'ambiente e le piante]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.piemontetartufi.it/?p=2339</guid>

					<description><![CDATA[<p align="justify">Andiamo a scoprire proprio <b>dove vive, cosa mangia, e quali sono le caratteristiche della nutria in Italia</b></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.piemontetartufi.it/la-nutria/">La presenza della nutria in Italia: ricchezza faunistica o disdetta ambientale?</a> proviene da <a href="https://www.piemontetartufi.it">Piemonte Tartufi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="vc_row wpb_row"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Adrenalina a mille, ricerca, fatica,</span></span><b> </b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">meticolosità, e ore (tante) spese… ma cosa accade se il premio così ambito, il prezioso tartufo scovato, non è perfetto? </span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">È più che probabile che siamo stati preceduti “da altri”, che potrebbero avere le sembianze di una lumaca, di un istrice, di un cinghiale, di un capriolo, di un topo o di una nutria. </span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Andiamo a scoprire proprio </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><b>dove vive, cosa mangia, e quali sono le caratteristiche della nutria in Italia</b></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">…</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Introdotta</b></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"> nel nostro Paese, e precisamente in Piemonte, a partire dal 1920 </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><b>per utilizzare la pelliccia di nutria</b></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">, con la crisi del settore e la chiusura di numerose aziende, </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><b>si pensò</b></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"> bene, per evitare i costi di abbattimento degli animali degli allevamenti, </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><b>di liberarli in natura</b></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Risultato?</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Essendo robuste, prolifiche, e dalle grandi capacità di adattamento, le nutrie </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><b>hanno finito col colonizzare diversi ambienti</b></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">, diffondendosi ampiamente nel centro e nord Italia, ma (in numero decisamente più contenuto) anche al sud e nelle isole.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Gli ambienti preferiti sono quelli acquatici, trattandosi di una grande nuotatrice (come d’altronde il castoro, cui somiglia):quella che spesso viene anche chiamata pantegana nutria </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><b>la si trova </b></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">dunque</span></span><b> </b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">in prossimità di</span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><b> fiumi, laghi e zone paludose</b></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Esistono all’incirca 200 varietà di nutrie, la cui differenza più macroscopica consiste nel </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><b>colore</b></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">. Quelle più frequentemente </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><b>osservabili in Italia sono la bruna, la nutria albina (o bianca), quella groenlandia chiaro e la oro-marrone</b></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"> (che è poi il colore originario della primigenia introdotta in Italia); decisamente più rara dalle nostre parti la nutria nera e tutte le altre gradazioni, come l’ambra-oro, la mosaico, la bluastra, la pastello, l’acciaio-oro, la groenlandia scuro e la perla.</span></span></p>

		</div>
	</div>

	<div  class="wpb_single_image wpb_content_element vc_align_left  vc_custom_1551439883668">
		
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		</figure>
	</div>

	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><em>Fotografia di una rara nutria albina (conosciuta anche come nutria bianca)<br />
</em></p>

		</div>
	</div>
<h2 style="color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left" class="vc_custom_heading" >La nutria gigante: peso e dimensioni delle nutrie</h2>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">In quanto alle </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><b>dimensioni della nutria</b></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">, si parla di una </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><b>lunghezza di 40-60 cm per circa 7-10 kg di peso</b></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">, con testa grossa e muso corto, e una coda di 30-45 cm di forma cilindrica con peli radi, zampe sono corte a cinque dita, e membrana natatoria che l’agevola nella sua attività prediletta che, come si diceva, è il nuoto.</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">E&#8217;possibile talvota incontrare anche delle <strong>nutrie giganti</strong> ,visto che il peso maggiore che sia stato registrato è di, udite udite, 17 chili!!!<br />
</span></span></p>

		</div>
	</div>

	<div  class="wpb_single_image wpb_content_element vc_align_left  vc_custom_1551437669501">
		
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			<div class="vc_single_image-wrapper   vc_box_border_grey"><img loading="lazy" decoding="async" width="846" height="566" src="https://www.piemontetartufi.it/wp-content/uploads/2019/03/nutria-bosco.jpg" class="vc_single_image-img attachment-full" alt="Una nutria nel bosco" srcset="https://www.piemontetartufi.it/wp-content/uploads/2019/03/nutria-bosco.jpg 846w, https://www.piemontetartufi.it/wp-content/uploads/2019/03/nutria-bosco-300x201.jpg 300w, https://www.piemontetartufi.it/wp-content/uploads/2019/03/nutria-bosco-768x514.jpg 768w, https://www.piemontetartufi.it/wp-content/uploads/2019/03/nutria-bosco-600x401.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 846px) 100vw, 846px" /></div>
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	</div>
<h2 style="color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left" class="vc_custom_heading" >La nutria in Italia: le accuse che le vengono mosse…</h2>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p align="justify"><b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Due</span></span></b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"> paiono essere fondamentalmente </span></span><b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">i problemi </span></span></b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">che questo animale crea. </span></span></p>
<p align="justify"><b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Il primo</span></span></b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"> sarebbe di natura </span></span><b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">sanitaria</span></span></b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">, dal momento che alcuni </span></span><b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">esemplari</span></span></b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"> sono stati trovati </span></span><b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">positivi al virus della leptospirosi</span></span></b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"> (anche se, a onor del vero, gli esperti del Ministero dell’Ambiente minimizzano fortemente il suo ruolo di diffusore ambientale dell’infezione).</span></span></p>
<p align="justify"><b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Il secondo</span></span></b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"> riguarderebbe il cibo di cui si nutre: </span></span><b>l’</b><b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">alimentazione della nutria</span></span></b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"> infatti non consiste solo di alghe e piante acquatiche, molluschi e anguille, ma di tutta una serie di prodotti di origine vegetale, come tuberi (eccolo qua il nostro prezioso tartufo!), erbe, radici, barbabietole, soia, ortaggi, riso, grano, mais.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Ecco perché agli agricoltori (e ai raccoglitori di tartufi) non è propriamente simpatica!</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Certo, da qui ad adottare alcune contromisure ce ne passa…</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Come ad esempio quella dell’abbattimento (indiscriminato) tentata più volte nel nostro Paese e rivelatasi sempre</span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"> infruttuoso</span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Addirittura, dal 2014 al febbraio del 2016 ne fu consentita la caccia, mentre attualmente si tratta di una specie non cacciabile. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Ma non ci sconfinfera particolarmente nemmeno l’idea di mangiarla (provocatoriamente proposta dal sindaco di Gerre de’ Caprioli), nonostante la nutria sia commestibile: d’altronde è spesso presente nella cucina cajun tipica della Louisiana, come in quella di altre zone del Centro e del Sud America, e in passato anche in quella dell’Europa rurale.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Molto meglio, chiaramente, </span></span><b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">procedere con </span></span></b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">dei progetti, come quelli attualmente in corso, di </span></span><b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">controllo</span></span></b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"> delle colonie </span></span><b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">tramite</span></span></b> <b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">sterilizzazione</span></span></b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">.</span></span></p>

		</div>
	</div>
<h3 style="font-size: 20px;color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left;font-family:Merriweather;font-weight:700;font-style:normal" class="vc_custom_heading" >Altra accusa: gli attacchi della nutria al cane e all’uomo<br />
Ma non sarebbero solo quelle appena citate “le colpe” di questo animale.</h3>
	<div  class="wpb_single_image wpb_content_element vc_align_left  vc_custom_1551437685461">
		
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			<div class="vc_single_image-wrapper   vc_box_border_grey"><img loading="lazy" decoding="async" width="893" height="536" src="https://www.piemontetartufi.it/wp-content/uploads/2019/03/nutria-e-cane.jpg" class="vc_single_image-img attachment-full" alt="gli attacchi della nutria al cane e all’uomo" srcset="https://www.piemontetartufi.it/wp-content/uploads/2019/03/nutria-e-cane.jpg 893w, https://www.piemontetartufi.it/wp-content/uploads/2019/03/nutria-e-cane-300x180.jpg 300w, https://www.piemontetartufi.it/wp-content/uploads/2019/03/nutria-e-cane-768x461.jpg 768w, https://www.piemontetartufi.it/wp-content/uploads/2019/03/nutria-e-cane-600x360.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 893px) 100vw, 893px" /></div>
		</figure>
	</div>

	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<h2 class="western" align="justify"><b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Le nutrie possono essere pericolose? A proposito della circostanza degli </span></span></b><b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">attacchi a cani e uomo</span></span></b><b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"> preferiamo attenerci ad alcune notizie scovate sui giornali, cercando di essere il più possibile obiettivi e di non creare allarmismi o falsi miti (negativi) intorno a questo animale:</span></span></b></h2>
<ul>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">3 aprile 2015: </span></span><span style="color: #99cc00;"><a style="color: #99cc00;" href="https://www.ilgiorno.it/legnano/cronaca/attacco-nutrie-1.822121"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">ilgiorno.it/legnano</span></span></a></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"> riferisce di un </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">attacco avvenuto </span></span><b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">nelle campagne che circondano Abbiategrasso</span></span></b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">, nei pressi di Albairate. La particolarità di questa vicenda consiste non tanto nell’attacco subito dal cane di Piero N. (che viene morso a un labbro), dal momento che le nutrie non scappano quando vengono attaccate dai quattro-zampe, ma anzi reagiscono, quanto piuttosto nel tentativo, riferito dallo stesso protagonista, di attacco a lui rivolto. Da quel che si sa, è la prima volta che una nutria tenta di attaccare un essere umano</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">04 febbraio 2016: </span></span><span style="color: #99cc00;"><a style="color: #99cc00;" href="http://www.polesine24.it/rovigo/2016/02/04/news/nutria-azzanna-un-cane-salvato-dal-veterinario-6299/"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">polesine24.it/rovigo</span></span></a></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"> riporta il caso di Greg, un cane morso da una nutria </span></span><b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">lungo l&#8217;Adigetto</span></span></b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">, e salvato solo grazie all’intervento del veterinario che ha trattato come d’occorrenza i due buchi molto profondi lasciati sulla coscia del peloso, e scongiurando il rischio concreto di infezioni pericolose.<br />
Il professionista in questione, dottor Luciano Tarricone, veterinario dell&#8217;Ulss 18, lancia anche un allarme, sottolineando come questi animali possano arrivare ad uccidere, persino l&#8217;uomo, essendo dotati di denti lunghi cinque centimetri e riuscendo ad alzarsi in posizione eretta quando minacciate</span></span></span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">24 gennaio 2017: </span></span><a href="https://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2017/01/24/news/profilassi-anti-leptospirosi-dopo-il-morso-della-nutria-1.14764942"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><span style="color: #99cc00;">laprovinciapavese.gelocal.it/pavia</span></span></span></a><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"> racconta il caso di una donna, la trentunenne </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Serena Casali, che a spasso per </span></span><b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">le campagne di </span></span></b><b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Chignolo Po</span></span></b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">, è stata ferita ad una mano e una gamba perché accorda in difesa del suo piccolo meticcio che aveva inseguito una nutria che, sentendosi in pericolo, è diventata aggressiva. Umana e peloso stanno bene, ma dovranno comunque sottoporsi alle profilassi anti-leptospirosi.</span></span></span></span></p>
</li>
</ul>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">A onor del vero, e per amore della completezza, abbiamo trovato in rete anche notizie di segno completamente opposto, e come ovvio le riportiamo.</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #99cc00;"><a style="color: #99cc00;" href="http://www.youanimal.it/il-castorino-italiano-le-verita-sulla-nutria-di-samuele-venturini/"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Il biologo Samuele Venturini</span></span></a></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">, in un suo breve saggio sulla nutria in Italia, risponde in modo chiaro ad alcune domande:</span></span></span></span></p>
<ol>
<li>
<p align="justify">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><i>Nell’alimentazione del</i></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><i>la nutria rientrano anche uccelli, cani, gatti, topi, ratti, uova, galline, ecc.? e comunque e solita attaccarli?”</i></span></span></span></span></p>
</li>
</ol>
<p align="justify">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><i>NO, essendo la nutria prettamente vegetariana (al massimo potrebbe cibarsi di piccoli molluschi e/o crostacei)</i></span></span><i> </i><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><i>&#8230; </i></span></span><b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><i>La Nutria </i></span></span></b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><i>inoltre</i></span></span><b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><i> non ha la dentatura per mangiare carne</i></span></span></b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><i> bensì solo ed esclusivamente vegetali in quanto presenta il diastema tra gli incisivi e i molari. Inoltre </i></span></span><b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><i>è un animale molto docile e assolutamente non aggressivo</i></span></span></b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><i>, difatti l’unica sua difesa è la fuga ed è impossibile che attacchi altri animali. Solo se alle strette si difende, ma questa sua difesa è dovuta al fatto che cani e altri animali la stanno importunando. Potrebbe creare disturbi alla nidificazione degli uccelli acquatici a causa del calpestamento dei nidi. In questi casi però gli uccelli tenderanno a spostarsi”.</i></span></span></span></span></p>
<ol start="2">
<li>
<p align="justify">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><i>La Nutria salta al collo è morde?”</i></span></span></span></span></p>
</li>
</ol>
<p align="justify">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><i>NO! </i></span></span><b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><i>La Nutria non morde né l’uomo né gli altri animali</i></span></span></b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><i>. Solo se si trova in condizioni particolari (in gabbia per esempio) tenta di difendersi, come qualunque altro animale”.</i></span></span></span></span></p>
<h2 class="western" align="justify"></h2>
<h2 class="western" align="justify"></h2>
<h2 class="western" align="justify"><b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">D’altronde anche sul sito </span></span></b><span style="color: #99cc00;"><a style="color: #99cc00;" href="https://gabbievuote.it/la-nutria-myocastor-coypus.html"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">gabbievuote.it</span></span></a></span><b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"> si legge che:</span></span></b></h2>
<h2 class="western" align="justify"><b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><i>La nutria non morde l&#8217;uomo né gli altri animali, anzi </i></span></span></b><b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><i>sono i cani che attaccano le nutrie</i></span></span></b><b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><i> in quanto prede e, in quanto tali hanno, come prima arma di difesa, la fuga. Se questa non è possibile assumono diversi atteggiamenti di salvaguardia che configurano il comportamento naturale insito in tutti gli animali, uomo compreso&#8230; In questo caso la nutria affronta il provocatore soffiando, inarcando la schiena, mostrando i denti e tentando di mordere. </i></span></span></b></h2>

		</div>
	</div>
<h3 style="font-size: 20px;color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left;font-family:Merriweather;font-weight:700;font-style:normal" class="vc_custom_heading" >Come allontanare una nutria senza arrecarle danno</h3>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">E allora </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><b>come è opportuno comportarsi</b></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">?</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Sono solo due le cose che possiamo fare.</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">La prima è prevenire la presenza dell’animale, cercando di evitare di creare un habitat favorevole.</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Per cui, </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><b>se abbiamo un orto, installiamo delle reti antitalpa o antinutria</b></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">, con la giusta griglia e spessore, provvedendo a posizionarle a 50 cm di profondità lungo il perimetro, per evitare che gli animali entrino da tunnel scavati sottoterra. </span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">La seconda cosa è di </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><b>adoperare dei repellenti</b></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">: ovviamente non quelli tossici e velenosi, ma dei prodotti </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><b>naturali</b></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"> a base di essenze specifiche che infastidiscono l’animale e lo tengono lontano, e che sono commercializzati in cubetti di gel. In questo modo non si nuocerà a nessun essere vivente, e nemmeno all’ambiente. </span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Altri tipi di interventi, più decisivi e risolutivi, possono essere pianificati ed effettuati solo dalle pubbliche amministrazioni.</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">A tal proposito, si sappia che si tratta di un animale che </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><b>scava fossati SOLO se il territorio non gli offre spontaneamente riparo</b></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">, per cui è costretto a scavare la propria tana nell’argine per poter sopravvivere alle condizioni climatiche e mettersi al riparo dai predatori. E ciò avviene </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><b>quando si ha un eccessivo diserbo degli argini e una mancanza di piantumazione delle sponde</b></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Già questi due aspetti, assieme ad un ambiente sano, alla presenza di fasce boscate, di tratti incolti, etc., consentirebbe di mitigare efficacemente gli impatti sia sulla predazione della selvaggina o degli animali da cortile, sia sulle infrastrutture e sull’attività agricola. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Perché, vale la pena di ricordarlo ancora una volta, </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><b>la caccia e l&#8217;uccisione della</b></span></span><b> </b><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><b>nutria in Italia sono vietate</b></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">…</span></span></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"></div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"></div></div></div></div>
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		<title>Si trovano i tartufi a Torino? Certo che si!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ptartufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jan 2019 13:47:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'ambiente e le piante]]></category>
		<category><![CDATA[tartufo bianco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vi state chiedendo se ci sono i tartufi a Torino? La risposta è si! Certo che ci sono, li potete trovare nei migliori negozi del centro o nei piu imporanti centri commerciali&#8230; dai&#8230; stiamo scherzando, sappiamo benissimo cosa ci state chiedendo e cerchiamo di dare una risposta alle varie mail e messaggi che abbiamo ricevuto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.piemontetartufi.it/si-trovano-i-tartufi-a-torino-certo-che-si/">Si trovano i tartufi a Torino? Certo che si!</a> proviene da <a href="https://www.piemontetartufi.it">Piemonte Tartufi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Vi state chiedendo se ci sono <strong>i tartufi a Torino</strong>?</h2>
<p>La risposta è si! Certo che ci sono, li potete trovare nei migliori negozi del centro o nei piu imporanti centri commerciali&#8230; dai&#8230; stiamo scherzando, sappiamo benissimo cosa ci state chiedendo e cerchiamo di dare una risposta alle varie mail e messaggi che abbiamo ricevuto nella <a href="https://www.facebook.com/tartufipiemonte/">pagina facebook di Piemonte Tartufi</a>.</p>
<p>I <strong>tartufi a Torino ci sono,</strong> eccome! Ma anche noi eravamo titubanti, infatti, quando, per la prima volta, abbiamo saputo che ci sono cercatori di tartufi che la notte partono da Asti, Alba e dintorni per andare cercare tartufi nella grande metropoli, ci è sembrato impossibile.</p>
<p>Abbiamo voluto, quindi, approfondire, scoprendo che nei lunghi viali di tigli della città è possibile trovare tartufi sotto i vostri piedi: certo senza un cane diventa difficile ma i tartufi ci sono!</p>
<h2>Dove trovare i tartufi a Torino ?</h2>
<p>L&#8217;<a href="https://www.piemontetartufi.it/tartufo-bianco-pregiato/"><span style="color: #99cc00;">habitat del tartufo bianco</span>,</a> come sappiamo, predilige <strong>terreni ricchi di carbonato di calcio</strong> che, nei centri abitati, non manca, infatti i calcinacci rilasciano il calcio nel suolo.<br />
Tra i posti più battutti per la ricerca del tartufo a Torino, il <strong>Lungo Dora</strong>, ma il tartufo non manca neanche nei grandi parchi pubblici dove, però, il regolamento ne vieta la ricerca (dai cerchiamo di rispettare le regole!) oppure all&#8217;interno dei giardini delle grandi ville private della <strong>collina di Superga</strong>.</p>
<p>Forse può essere stimolante e appagante cercare i tartufi all&#8217;ombra della Mole ma, per noi che rimaniamo dei romaticoni,  una sana e silenziosa passeggiata nei boschi con il nostro amico a 4 zampe non ha prezzo, e anche a tavola apprezziamo di più un bel <a href="https://www.piemontetartufi.it/tartufo-bianco-pregiato/"><strong><span style="color: #99cc00;">tartufo bianco</span></strong></a> raccolto sotto un rovere nelle colline piemontesi, piuttosto che mangiare un tartufo magari raccolto al Parco delle Pellerina ! ;O)</p>
<p>E se non siete dei cercatori potrete comunque trovare ottimi tartufi a Torino&#8230;vi starete chiedendo come?<br />
Nulla di più semplice ;O),  molte gastronomie di livello e alcuni <a href="https://macelleriatestatorino.it"><span style="color: #99cc00;">macellai a Torino</span></a> offrono tra i vari prodotti di qualità anche ottimi tartufi, spesso grazie a collaborazioni con tartufai del territorio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.piemontetartufi.it/si-trovano-i-tartufi-a-torino-certo-che-si/">Si trovano i tartufi a Torino? Certo che si!</a> proviene da <a href="https://www.piemontetartufi.it">Piemonte Tartufi</a>.</p>
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		<title>Carpino bianco (Carpinus betulus L.)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[aggiorna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jan 2019 08:23:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'ambiente e le piante]]></category>
		<category><![CDATA[carpino bianco]]></category>
		<category><![CDATA[piante da tartufo]]></category>
		<category><![CDATA[piante simbionti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il <strong>Carpino Bianco</strong>, albero che appartiene al genere <em>Betulaceae , </em>poco diffuso nelle nostre zone. Piante simbionte di varie specie di tartufo ma sono nel suo terreno ideale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.piemontetartufi.it/carpino-bianco/">Carpino bianco (Carpinus betulus L.)</a> proviene da <a href="https://www.piemontetartufi.it">Piemonte Tartufi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="vc_row wpb_row vc_custom_1529028767650"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Il <strong>carpino bianco</strong> (<em>Carpinus betulus</em>) è una pianta della famiglia delle <span class="st">Betulaceae, molto meno diffusa rispetto al</span> carpino nero.<br />
Il carpino bianco vive circa 150 anni e può raggiungere un&#8217;altezza fino a 20 metri. A differenza del <span style="color: #7b9c2b;"><a style="color: #7b9c2b;" href="https://www.piemontetartufi.it/carpino-nero/">Carpino Nero</a></span>, con il quale viene spesso confuso, il Carpino Bianco predilige estati caldi e suoli freschi.</p>
<p>Il <strong>carpino bianco</strong> (carpino betulus) ama l&#8217;umidità e i terreni profondi , si trova nelle vallate ed è buon simbionte di tartufi solo nel suo ambiente ideale. Il carpino bianco è considerato un buon simbionte anche per il tuber magnatum (tartufo bianco) ma in Piemonte non non ha molto senso il suo impiego.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_custom_1529025714636"><div class="wpb_column column_container col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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</div></div></div><div class="wpb_column column_container col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="custom-information  ">
								<h2>Corteccia</h2>
<p>La sua corteccia è liscia, grigio-bruna con qualche frattura trasversale. E&#8217; molto regolare per il fusto costolato, ricorda quella del faggio</p>

                            </div></div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_custom_1537281341923"><div class="wpb_column column_container col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="custom-information  ">
								<h2>Foglie</h2>
<p>Le foglie del carpino bianco sono ovate con margine dentato, hanno delle nervature in rilievo molto visibili. In autunno le foglie diventano gialle e rimangono molto sulla pianta, tardano a cadere.</p>

                            </div></div></div></div><div class="wpb_column column_container col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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</div></div></div><div class="wpb_column column_container col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="custom-information  ">
								<h2>Fiori e Frutti</h2>
<p>I fiori (maschili) sono penduli in gruppo di 2 o 3 e non sono piu lunghi di 4 cm. Quelli femminili, invece, sono più corti e formati da bratte.</p>
<p>A partire da maggio si cominciano a vedere fra le foglie delle infruttescenze pedule che ricordano molto quelle del luppolo</p>

                            </div></div></div></div></div>
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		<title>Il tasso: caratteristiche,alimentazione e dove vive questo animale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ptartufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Mar 2019 09:59:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'ambiente e le piante]]></category>
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					<description><![CDATA[<p align="justify">Alla scoperta del tasso, dove vive e di cosa si nutre questo animale ? come comportarci se lo incontriamo andando a tartufi?<b><br />
</b></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.piemontetartufi.it/il-tasso/">Il tasso: caratteristiche,alimentazione e dove vive questo animale</a> proviene da <a href="https://www.piemontetartufi.it">Piemonte Tartufi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="vc_row wpb_row"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><h2 style="color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left" class="vc_custom_heading" >Alla scoperta del tasso</h2>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><span style="font-size: medium;">Andare per boschi alla ricerca di </span><span style="font-size: medium;"><b>tartufi</b></span><span style="font-size: medium;"> può non essere esente da pericoli. E non solo per l’uomo ma anche per il cane che lo accompagna. Ogni buon tartufaio deve infatti essere preparato ed esperto, in modo tale da saper camminare tra i sentieri evitando quelle </span><span style="font-size: medium;"><b>grosse buche </b></span><span style="font-size: medium;">che spesso compaiono sul proprio cammino. Quelle buche non sono altro che le tane di un animale sicuramente pacifico e dall’aspetto simpatico, ma che non ama per niente essere disturbato. Stiamo parlando del </span><span style="font-size: medium;"><b>tasso</b>, animale dal nome scentifico <em>Meles Meles</em>.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Vediamo dunque di capire che tipo di animale è il tasso e perché potrebbe </span><span style="font-size: medium;"><b>costituire un pericolo</b></span><span style="font-size: medium;">.</span></p>

		</div>
	</div>

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	</div>

	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><em>Foto di un tasso fuori dalla sua tana</em></p>

		</div>
	</div>
<h2 style="color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left" class="vc_custom_heading" >Aspetto e peculiarità del tasso</h2>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><span style="font-size: medium;">Per poter essere sicuri di trovarci di fronte ad un tasso durante la nostra passeggiata a caccia di tartufi, e non trovarci impreparati, cerchiamo di descriverlo nelle sue </span><span style="font-size: medium;"><b>caratteristiche principali</b></span><span style="font-size: medium;">.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Questo peloso mammifero, appartenente alla famiglia dei mustelidi, è il più grande rispetto agli altri appartenenti della stessa famiglia, come la donnola, il furetto e la lontra. La sua lunghezza può infatti superare il metro, inclusa la coda. Ed anche il peso è considerevole. Nel complesso assomiglia a un piccolo orso, con un corpo tozzo e robusto ricoperto da folto pelo, dotato di zampe corte ma forzute, e unghie lunghe adatte a scavare. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La caratteristica che più lo contraddistingue è però quella sorta di </span><span style="font-size: medium;"><b>mascherina nera sul muso bianco allungato</b></span><span style="font-size: medium;">. Questo è l’elemento inconfondibile del tasso. Il resto del corpo, sulla parte superiore, è grigio, così come grigia è la coda. Il <strong>tasso europeo</strong> può raggiungere anche una grandezza notevole, pari a circa un metro di lunghezza e un peso di circa 17 chili. Non è da confondere con il <span style="color: #7b9c2b;"><a style="color: #7b9c2b;" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Taxidea_taxus">tasso americano</a></span> , mammifero non presente in Italia.</span></p>

		</div>
	</div>
<h2 style="color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left" class="vc_custom_heading" >Il temperamento del tasso: può essere pericoloso?</h2></div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_inner"><div class="wpb_column column_container col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><span style="font-size: medium;">Partiamo dal presupposto che il tasso è un animale solitario e </span><span style="font-size: medium;"><b>pacifico</b></span><span style="font-size: medium;">. Conduce vita prevalentemente </span><span style="font-size: medium;"><b>notturna</b></span><span style="font-size: medium;">, tanto che lo si può considerare un mammifero crepuscolare. Questo però non significa che durante il giorno chiunque possa avvicinarsi alla sua tana in totale libertà. È infatti preferibile </span><span style="font-size: medium;"><b>non disturbare in alcun modo il tasso</b></span><span style="font-size: medium;">. Questo perché, se si dovesse sentire in pericolo, potrebbe diventare </span><span style="font-size: medium;"><b>aggressivo</b></span><span style="font-size: medium;">. E non solo nei confronti dell’uomo, ma anche in un&#8217;incontro tasso cane contro il quale non avrebbe problemi a scagliarsi. La sua dentizione tra l’altro è quella propria di un onnivoro, quindi se dovesse aggredire potrebbe lasciare ferite serie. </span></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column column_container col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<div class="vc_single_image-wrapper   vc_box_border_grey"><img loading="lazy" decoding="async" width="848" height="565" src="https://www.piemontetartufi.it/wp-content/uploads/2019/03/tana-di-un-tasso-nel-bosco.jpg" class="vc_single_image-img attachment-full" alt="Tana di un tasso nel bosco" srcset="https://www.piemontetartufi.it/wp-content/uploads/2019/03/tana-di-un-tasso-nel-bosco.jpg 848w, https://www.piemontetartufi.it/wp-content/uploads/2019/03/tana-di-un-tasso-nel-bosco-300x200.jpg 300w, https://www.piemontetartufi.it/wp-content/uploads/2019/03/tana-di-un-tasso-nel-bosco-768x512.jpg 768w, https://www.piemontetartufi.it/wp-content/uploads/2019/03/tana-di-un-tasso-nel-bosco-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 848px) 100vw, 848px" /></div>
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	</div>
</div></div></div></div>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-CH">A parte ciò, il tasso trascorre giornate molto tranquille. La sua andatura denota proprio questa </span></span><span style="font-size: medium;">tranquillità, date le sue movenze lente, pigre e pesanti. </span><span style="font-size: medium;"><b>Adora dormire </b></span><span style="font-size: medium;">per gran parte della giornata ed esce dalla tana solo quando il sole tramonta. </span></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><h2 style="font-size: 20px;color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left;font-family:Merriweather;font-weight:700;font-style:normal" class="vc_custom_heading" >Di cosa si nutre il tasso</h2>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><span style="font-size: medium;">Come accennato, il tasso è un animale </span><span style="font-size: medium;"><b>onnivoro</b></span><span style="font-size: medium;">. Mangia dunque di tutto, compresa la carne. Addirittura, era diventato virale un video che mostrava un tasso che sotterrava la carcassa di un’intera mucca per poter avere scorte di cibo per alcuni mesi. Possiamo comunque dire che la sua </span><span style="font-size: medium;"><b>alimentazione varia in base alle stagioni</b></span><span style="font-size: medium;">. D’autunno, in particolare, si ciba di vermi, lombrichi e qualsiasi altro invertebrato che la terra gli offra. Mentre, quando le temperature ricominciano ad alzarsi, si nutre molto di ghiande e frutta. Si tratta in ogni caso di cibo che il tasso si procura quando esce dalla tana nelle ore notturne.</span></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><h2 style="font-size: 20px;color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left;font-family:Merriweather;font-weight:700;font-style:normal" class="vc_custom_heading" >Dove vive il tasso</h2>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><span style="font-size: medium;">Possiamo trovare il tasso in </span><span style="font-size: medium;"><b>qualsiasi zona boschiva </b></span><span style="font-size: medium;">della penisola italiana, ad eccezione delle isole. Predilige dunque aree collinari e montane purché non superino i 2000m di altitudine. Non vive però all’aria aperta. Ama crearsi </span><span style="font-size: medium;"><b>tane sotterranee</b></span><span style="font-size: medium;">, scavate grazie alle sue forti unghie, costituite da gallerie profonde e cunicoli. Ecco perché chi va alla ricerca di tartufi potrebbe, con ogni probabilità, imbattersi in queste buche, spesso distribuite a pochi metri di distanza l’una dall’altra. Gli <strong>escrementi di tasso</strong> spesso vengo lasciati nelle cosidette “<b>latrine</b>” </span><span style="font-size: medium;">, ulteriori buche a cui dobbiamo prestare attenzione.</span></p>
<p><a name="_GoBack"></a><span style="font-size: medium;">In conclusione, il tasso <strong>non è un animale pericoloso</strong>, ma dalle loro tane è comunque meglio starne alla larga per non incorrere in una sua eventuale reazione. Nelle nostre zone <strong>non è solito andare in letargo</strong> in inverno ma succede dove il clima è più freddo, ad ogni modo rallenta la sua attività e rimane spesso nella tane durante le giornate più rigide.<br />
</span></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
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		<title>Il pericolo processionaria per il cane andando a tartufi</title>
		<link>https://www.piemontetartufi.it/il-pericolo-processionaria-per-il-cane-andando-a-tartufi/</link>
					<comments>https://www.piemontetartufi.it/il-pericolo-processionaria-per-il-cane-andando-a-tartufi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[ptartufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Feb 2019 10:12:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'ambiente e le piante]]></category>
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					<description><![CDATA[<p class="desc white">Come comportarci se il cane entra in contatto con una processionaria? Come riconoscere una processionaria ? Importante saperle riconoscere e come comportarsi durante la ricerca dei</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="vc_row wpb_row"><div class="wpb_column column_container col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><strong>Andare a tartufi</strong> è una pratica molto divertente perché permette di riconnettersi con la natura in compagnia dei propri amici a quattro zampe ma c’è il <strong>rischio processionaria per il cane</strong> e per l’uomo, che potrebbe creare non pochi problemi. In effetti stiamo assistendo ad un aumento del “r<em>ischio processionaria</em>” in Italia con tutte le conseguenze che ne derivano. Come vedremo tra poco il pericolo connesso a questi insetti non riguarda solo gli individui vivi ma anche quelli morti quindi prima ancora di entrare nel cuore del discorso è necessario avvertire di non interagire in alcun modo con loro né con il nido che vanno a creare. Il pericolo è tanto serio da spingere le amministrazioni comunali di alcune città italiane a comminare multe oltremodo onerose a chiunque, non autorizzato, decida di “risolvere” il problema senza avere le conoscenze ed i mezzi adeguati.</p>

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<h2 style="color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left;font-family:Abril Fatface;font-weight:400;font-style:normal" class="vc_custom_heading" >Come è fatta e dove vivono le processionarie?</h2>
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			<p>La <strong>processionaria del pino</strong>, <em>Thaumetopoea pityocampa</em>, è un lepidottero della famiglia delle Notodontidae molto diffuse in Italia. Si parla di un insetto infestante (considerato uno degli insetti più pericolosi per i cani) e molto lesivo per gli alberi perché li priva di una parte importante del fogliame andando in questo modo a compromettere il loro ciclo di vita.</p>
<p>Non di rado colonizzano, anche, le aree verdi urbane rendendo le strade delle nostre città sempre più pericolose. La lunghezza del bruco non sumera mai i tre centimetri e il suo dorso è provvisto di una folta peluria altamente urticante che viene adoperata per difendersi. Questi insetti si muovono in fila indiana andando a creare una vera e propria processione fino ad arrivare a creare il proprio nido che si presenta come una struttura paragonabile ad una pera di seta bianca. Di norma l’habitat preferito di questi insetti sono i pini neri, i pini silvestri, i pini d’Aleppo ed i pini domestici. Dal 1998 l’Italia sta portando avanti una serie di pratiche atte al contenimento di questi lepidotteri ma nel 2007 prima e nel 2008 le leggi sono state aggiornate e rese più stringenti.</p>

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			<p>Il problema delle processionarie è diventato decisamente annoso e peggiora con l’avvento della stagione calda, maggiore attenzione dev’essere posta durante il periodo primaverile, poiché questi insetti non riescono ad essere attivi durante le stagioni con temeperature rigide.<br />
Il periodo più pericoloso va da Marzo con l&#8217;abbandono dei nidi da parte delle larve di processionaria, fino a fine Aprile in cui è bene fare molta attenzione.</p>

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<h2 style="color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left;font-family:Abril Fatface;font-weight:400;font-style:normal" class="vc_custom_heading" >Sintomi del contatto con una processionaria per l'uomo</h2>
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			<h3>Il rischio processionaria per il cane e per l’uomo è sempre incombente, sia se si decide di andare a tartufi, sia se si cammina nel centro cittadino.</h3>
<p>Come accennato in precedenza, il bruco è difeso da una peluria decisamente urticante in grado di creare seri danni a uomini, cani, gatti, cavalli e moltissime altre specie. <strong>Il contatto con una processionaria</strong> può essere diretto oppure indiretto ma <strong>è lesivo</strong> allo stesso modo, considerando il fatto che la loro particolare conformazione fa sì da donargli una salda aderenza non solo alla pelle ma anche agli abiti. Nell’uomo il contatto può avvenire sulla cute per contatto ed inalato nelle vie respiratorie. Nel primo caso si andranno a formare delle <strong>irritazioni pruriginose</strong> e <strong>dolorose sulla pelle</strong> mentre nelle mucose si può arrivare ad avere delle infiammazioni anche abbastanza serie. Se vengono ingerite possono portare a serie irritazioni della bocca e dell’apparato grastrointestinale con conseguenti dolori e vomito mentre se il contatto avviene per inalazione ad essere colpite saranno le mucose del naso. Non di rado si può arrivare alo shock anafilattico.</p>

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<h2 style="color: #7b9c2b;line-height: 1.4;text-align: left;font-family:Abril Fatface;font-weight:400;font-style:normal" class="vc_custom_heading" >Sintomi del contatto con una processionaria per i cani</h2>
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			<p>Il <strong>contatto del bruco processionaria con i cani</strong> può provocare dei sono maggiori perché in sostanza questi animali tendono ad usare molto il naso e la bocca quando esplorano il territorio soprattutto alla ricerca del tartufo. Risulterà subito un brusco cambio di comportamento nel cane che apparirà vistosamente alterato e irrequieto a causa del dolore e, nel giro di poco tempo, inizieranno a manifestarsi i sintomi fisici causati dall’avvelenamento. <span class="st">I sintomi di un <strong>cane entrato in contatto con il bruco della processionaria</strong></span> sono spesso gravi. Tra i primi sintomi che si manifestano c&#8217;è una <strong>salivazione eccessiva</strong>, provocata dal processo infiammatorio a carico della bocca ed, in forma meno grave, dell&#8217;esofago e dello stomaco. Con il passare del tempo la lingua subisce un rigonfiamento a volte raggiungendo dimensioni che possono portare al soffocamento del&#8217;animale. I peli urticanti del bruco della processionaria, entrati in contatto con la lingua del cane, causano una distruzione del tessuto cellulare, questo provoca <strong>una necrosi della lingua e della mucosa</strong> con la conseguente perdita di porzioni di lingua. Altri sintomi da tenere in considerazione: febbre,  vomito e diarrea, debolezza e mancanza di appetito.</p>
<p>Come comportarsi in questi casi? E&#8217; fondamentale agire tempestivamente al fine di evitare un tracollo dello stato di salute del cane. In caso il vostro cane dovesse entrare in contatto con la processionaria, per prima è necessario allontanare la sostanza velenosa dal cavo orale e dalle altre zone infette, sciacquando la parte interessata con l’acqua o con una soluzione di acqua e bicarbonato. Una volta ripulita la parte interessata è bene interrompere l’attività e recarsi dal veterinario di fiducia in modo tale da circoscrivere al massimo i danni.</p>

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