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Il tartufaio: lavoro o passione?

A questa domanda è possibile rispondere affermando che la passione è indispensabile, il lavoro possibile: vediamo chi è il tartufaio, una figura che ha origini antiche e complesse…

Il tartufaio: origini ed evoluzioni del cercatore di tartufi

Le prime testimonianze scritte risalgono al 1600-1700 a.C, ai tempi dei Sumeri, che utilizzavano il tartufo mischiandolo ad altri vegetali quali orzo, ceci, lenticchie e senape.

Gli antichi Ateniesi lo adoravano, tanto che Plutarco, Plinio, Marziale, Giovenale, diedero vita a lunghe e accese diatribe sulla sua origine.

I tartufi che deliziavano i palati dei patrizi romani erano scadenti solo nella qualità, dato che il loro prezzo era salatissimo.

Fu abbandonato come cibo per tutto il Medioevo, mentre nel Rinascimento tornò in auge.

Il tartufo nero pregiato apparve sulle mense dei signori francesi tra il XIV ed il XV secolo, mentre in Italia in quel periodo si stava affermando il tartufo bianco.

Nel ‘700, il tartufo Piemontese era considerato presso tutte le Corti europee una prelibatezza.

La ricerca del tartufo costituiva un divertimento di palazzo (è forse in questo momento che allo “scurrile” maiale viene preferito per la cerca il ben più elegante cane).

Testimonianze di utilizzo così antiche permettono di dedurre che anche il relativo mestiere del cercatore di tartufi affondi le sue radici nella storia.

Certo, durante il corso degli anni anche le consuetudini di questo mestiere si sono modificate.
Basti pensare che, in ragione dell’estrema segretezza con la quale si tramandano le tartufaie, spesso in passato si soleva andare a tartufi prevalentemente di notte.
Lontano da altri occhi il tartufaio in compagnia del suo cane poteva aggirarsi indisturbato alla ricerca delle zone migliori per la raccolta.
Protetti dall’oscurità gli scavatori potevano entrare nelle loro tartufaie personali per far propria tutta la produzione di questi appezzamenti.
Oggi questo è vietato dalla legge in diverse regioni d’Italia, pena pesanti sanzioni pecuniarie da parte degli organi preposti al controllo come la Guardia forestale.
Ma in passato come oggi, specialmente nelle zone dove la tradizione è più forte, ancora i tartufai percorrono i boschi nelle ore notturne (parliamo in special modo delle Langhe del Monferrato, in Piemonte).

Inoltre, in passato il mestiere di trifulau era praticato quasi esclusivamente da contadini, i quali, in autunno, finito il tempo della vendemmia, si addentravano nel bosco per cercare tartufi e arrotondare i guadagni.
Oggi, accanto al tartufaio professionista, pullulano anche i “cercatori di tartufi della domenica”, che magari hanno scarsi contatti con la terra, o tartufai alle prime armi che spesso si trovano a girovagare senza una meta un giorno in un posto, un altro giorno in un altro, portando il loro cane ad avventurarsi “alla cieca”, muniti solo di vanghino (l’apposito attrezzo per lo scavo).

Le caratteristiche del tartufaio professionista

Dire che per intraprendere questo mestiere è necessario amare il contatto con al terra è davvero troppo riduttivo, perché esso implica molto di più.

Andar per trifule (tartufi in dialetto piemontese) è un modo di vivere alcuni momenti in totale libertà, a contatto con la natura, con i suoi misteri e i suoi silenzi. L’unico rumore consentito è quello dei passi nel sottobosco del “trifulau” e quello dello scavo del fido “tabui” (il suo cane).

Ma si tratta anche di un lavoro di fatica e pazienza, perché nessuno ti suggerisce dove poter trovare l’agognato tubero.
L’ubicazione delle tartufaie, chiamate anche “pasture” non è di facile individuazione o comunque richiede molto tempo e tanti chilometri di cammino.
Conseguentemente le zone fruttuose sono tenute gelosamente segrete da chi ne è a conoscenza, per evitare che altri concorrenti nella raccolta del prezioso tubero possano beneficiarne.

È un mestiere che si svolge in solitaria e in silenzio: ore, giorni, passati a camminare attraverso boschi e radure spesso accovacciati tra le piante e in mezzo ai rovi.
Unica eccezione: il cane, che è non solo l’amico del tartufaio ma anche il suo più efficiente strumento.
È grazie al formidabile fiuto di quest’animale che un cespuglio di rovi, una piccola pianta, o un punto indistinguibile in mezzo ad una radura, possono diventare la fortuna e la ricchezza del tartufaio.
Un cane ben addestrato si dimostra spesso elemento fondamentale per fare questo mestiere con profitto.

Come diventare tartufaio?

Nonostante i cambiamenti che abbiamo evidenziato, il mestiere del tartufaio continua ad essere ammantato dal fascino del mistero che circonda la sua arte.

Per chi volesse intraprendere questo lavoro esistono delle regole da rispettare.
L’attività di ricerca e raccolta dei tartufi può essere esercitata solo da maggiori di anni 14, che abbiano superato un esame di idoneità dinanzi ad apposita commissione provinciale, e che abbiano richiesto ed ottenuto dal Comune di residenza il tesserino che autorizza l’attività su tutto il territorio nazionale, con le modalità e la periodicità previste dalle Regioni.

L’autorizzazione concessa dal Comune ha validità di cinque anni e può essere rinnovata.

Ogni Regione ha una propria normativa di riferimento. In generale, comunque, all’inizio di ogni anno, l’interessato in possesso di autorizzazione che intenda svolgere l’attività di raccolta dei tartufi, dovrà pagare un tributo regionale per la ricerca e raccolta dei tartufi.

Se volte approfondire l’argomento vi invitiamo anche a leggere la nostra guida per andare a tartufi.

E dopo avervi presentato il tartufaio ci chiediamo se abbiamo ulteriormente acceso la curiosità per la cerca del tubero, o vi abbiamo scoraggiato sottolineandovi come si tratti di un’attività dura, che richiede tempo, pazienza, solitudine, abnegazione, conoscenza approfondita della materia, del territorio e del proprio amico di uscite!

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